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Il museo postmoderno tra filosofia e pratica culturale

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11 Il museo moderno concepisce lo sviluppo dell’arte come se la sua struttura corrispondesse a quella di un libro: si visita un museo come se si sfogliassero le sue pagine, una dopo l’altra, di capitolo in capitolo. La “lettura” di un movimento artistico presuppone quello che lo ha preceduto e, nel ricondurre la complessità a “una storia”, il rischio è di mettere ai margini della tradizione artisti “non omogenei” - come Vasari aveva fatto nei confronti di Pontormo -, di privilegiare il centro rispetto alla periferia 5 o di giudicare artisti del passato sulla base di criteri attuali. Il museo modernista, sulla base di un “dogmatismo storicista”, preferisce il “didatticamente utile” e confina la pluralità delle prospettive nei depositi. Secondo Yve-Alain Bois, il principio ordinatore posto alla base sia dell’Altes Museum, da parte di Carl Friedrich von Rumohr, sia del Museum of Modern Art, da parte di Alfred Barr, era lo stesso: “si tratta di rendere lineare uno spazio piano, in quanto l’infilata di sale conferisce la dimensione del tempo alle opposizioni statiche della tassonomia (siano esse fondate sulla geografia o sulla pluralità degli stili). In entrambi i casi, l’ordine della sequenza deve essere totalizzante e creare l’illusione che ciò che è stato escluso dalla serie globale messa in scena dall’allestimento dell’intera collezione (la serie delle serie) non potrebbe in alcun modo pretendere di farne parte” 6 . Questo atteggiamento di esclusione interna era complementare a quello di chiusura rispetto al mondo esterno, ed è stato proprio quest’ultimo, per Bois, ancor più del “dogmatismo storicista” a fondare il museo moderno. Secondo questa ipotesi, piuttosto che da Manet, sarebbe opportuno far iniziare la storia del modernismo e della nozione di un’arte destinata ai musei da Courbet, il quale affermava come “la pittura modernista non potesse esistere se non in uno spazio specifico, omogeneo, tale da escludere qualsiasi intrusione dall’esterno” 7 . Courbet, che non apparteneva alla schiera dei sostenitori dell’arte per l’arte, tentava in tal modo di sottrarre l’opera d’arte ai vincoli del mercato. Egli rifiutò persino di esporre all’interno dell’Esposizione Universale del 1855, perché non voleva che le sue opere fossero disperse tra le altre, proprio come un oggetto intercambiabile o una merce sul 5 Cfr E. Castelnuovo, C. Ginzburg, Centro e periferia, in Storia dell’arte italiana, parte I, vol I, Torino, Einaudi, 1979 6 Y. Bois, Esposizione: estetica della distrazione, spazio della dimostrazione, cit., p. 119 7 Ivi, p.115
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Il museo postmoderno tra filosofia e pratica culturale

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Informazioni tesi

  Autore: Elisa Pasini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Roberto Salizzoni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 192

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