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Scrittori a Hollywood. Francis Scott Fitzgerald e l'industria cinematografica americana

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Scrittori a Hollywood. Francis Scott Fitzgerald e l’industria cinematografica americana. 14 produzione cinematografica pi� al �processo della catena di montaggio che al dipingere un quadro o allo scrivere una poesia� 21 . Il cinema, nato dal legame tra arte e tecnologia, ha nella macchina da presa, nella pellicola e nel proiettore il suo motivo di essere, e rivendica il primato della visibilit� dell�immagine in movimento, sulla parola e sull�immobilit� della visione, caratteristiche delle altre arti. Nel 1926, in un articolo su The New Republic, Virginia Woolf si fa portavoce delle impressioni suscitate dalla nuova arte nello scrittore modernista: But if a shadow at a certain moment can suggest so much more than the actual gestures and words of men and women in a state of fear, it seems plain that the cinema has within its grasp innumerable symbols for emotions that have so far failed to find expression. Terror has, besides its ordinary forms, the shape of a tadpole; it burgeons, bulges, quivers, disappears. Anger is not merely rant and rhetoric, red faces and clenched fists. It is perhaps a black line wriggling upon a white sheet. Anna and Vronsky ∗ need no longer scowl and grimace. They have at their command � but what? Is there, we ask, some secret language which we feel and see, but never speak and, if so, could this be made visible to the eye? Is there any characteristic which thought possesses that can be rendered visible without the help of words? It has speed and slowness; dartlike directness and vaporous circumlocution. But it has also, especially in moments of emotion, the picture-making power, the need to lift its burden to another bearer; to let an image run side by side along with it. The likeness of thought is, for some reason, more beautiful, more comprehensible, more available than the thought itself. 22 21 Keith Cohen. Film and Fiction. The Dynamics of Exchange. Yale University Press, 1979. (Trad. di Anna Maria Cardilli. Cinema e narrativa. Le dinamiche di scambio. Torino, ERI, 1982), pag. 60. ∗ Nello stesso articolo Virginia Woolf parla di una versione cinematografica di Anna Karenina, il romanzo di Tolstoy, i cui protagonisti sono appunto Anna e Vronsky. (N.d.R.). 22 �Ma se un�ombra in un certo momento pu� suggerire molto pi� che i gesti e le parole reali di uomini e donne presi dalla paura, sembra chiaro che il cinema contiene in s� innumerevoli simboli per esprimere emozioni che non hanno trovato espressione per lungo tempo. Il terrore ha, oltre alle sue manifestazioni ordinarie, la forma di un girino; nasce, si gonfia, trema, sparisce. L�ira non � semplicemente veemenza e retorica, volti arrossati e pugni serrati. E� forse una linea nera che striscia su un lenzuolo bianco. Anna e Vronski non hanno pi� bisogno di sguardi torvi e smorfie. Hanno a disposizione � ma cosa? C�� forse, chiediamo, qualche linguaggio segreto che sentiamo e vediamo, ma non parliamo mai e, se cos� fosse, lo si potrebbe rendere visibile all�occhio? C�� qualche caratteristica del pensiero che pu� essere resa visibile senza l�ausilio di parole? Esso possiede velocit� e lentezza; � diretto come una freccia e si perde in vaghe circonlocuzioni. Ma possiede anche, specialmente nei momenti di emozione, il potere di produrre immagini, l�esigenza di cedere il suo peso a qualcun altro; di far scorrere un�immagine parallelamente a questo. L�immagine del pensiero �, per qualche ragione, pi� bella, pi� comprensibile, pi� immediata del pensiero stesso� (traduzione mia). Virginia Woolf. �The Movies and Reality�, in The New Republic, Aug 4, 1926, pp. 308-312, pag. 309.

Anteprima della Tesi di Cinzia Suglia

Anteprima della tesi: Scrittori a Hollywood. Francis Scott Fitzgerald e l'industria cinematografica americana, Pagina 12

Tesi di Laurea

Facoltà: Lingue e Letterature Straniere

Autore: Cinzia Suglia Contatta »

Composta da 131 pagine.

 

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