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Mangiare e bere nel Medioevo: valenza sociale, economica, culturale e religiosa del cibo anche attraverso i ricettari

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di getto, sia perché comunque manca in me, come nella maggior parte delle persone che in casa hanno un freezer, la sacralità del rapporto col cibo, chiave fondamentale per comprendere appieno determinati momenti, quali la panificazione forzata, la ricerca del cibo in posti lontani, la macellazione del maiale, lo studio dei metodi di conservazione degli alimenti. Il quarto capitolo, infine, nasce dalla considerazione che l’uomo, non contento di sfamarsi con un cibo nutriente, ha voluto che questo fosse anche gradevole al palato, all’olfatto e addirittura bello a vedersi. Così ha cominciato ad accostarlo, per affinità, o meglio, nel periodo preso in esame, per contrasto, lo ha profumato con un tripudio di spezie e infine lo ha colorato. Mi limiterò al coinvolgimento di questi tre sensi, anche se, come ha osservato il Cardini, potrei spingermi fino al tatto e all’udito: che dire infatti del “pasto musicale” del terzo atto del Don Giovanni di Mozart, o di Rossini e della sua “musica per digerire”? Per parlare della cucina e dei vari Marchesi e Vissani del tempo, ho dovuto fare un salto verso il XIV e il XV secolo: poco infatti si sa della cucina, in quel millennio che separa l’opera di Apicio dai primi trattati del 1300. I secoli XIV e XV sono periodi scanditi da grandi ricettari di cucina, molto più importanti di quanto si potrebbe mai immaginare perché epigoni di una tradizione alimentare che sarebbe cambiata per sempre da lì a poco: la scoperta delle Americhe, anche gastronomicamente parlando, segna una

Anteprima della Tesi di Anna Francesca Pischedda

Anteprima della tesi: Mangiare e bere nel Medioevo: valenza sociale, economica, culturale e religiosa del cibo anche attraverso i ricettari, Pagina 5

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Anna Francesca Pischedda Contatta »

Composta da 244 pagine.

 

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