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Percezione e recezione della ''Nuova Musica'' in Italia nel secondo dopoguerra

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senza alcuna relazione con la sua origine, funzionale ad una restaurazione del linguaggio musicale «contenutista». In Italia, invece, il compositore più sensibile alle teorie dode- cafoniche fu Luigi Dallapiccola, il quale usò il metodo dei viennesi in un puro spirito di libertà e conservando i suoi legami con il lirismo tradizionale. Verso la fine degli anni Trenta, anni segnati dall'apogeo del fascismo, i temi della prigionia e della libertà cominciarono ad os- sessionarlo, ossessione che durò tutta la vita e che trovò la sua migliore espressione nell'opera Il prigioniero. A partire dalla metà degli anni quaranta la dodecafonia cominciò ad inserirsi nella sua scrittura. Nell'ambito del suo stile dodecafonico Dallapiccola usava non solo gli intervalli dissonanti propri alla musica seriale (seconde, settime, none), ma anche intervalli consonanti, cosa che lo differenzia dai dodecafonici viennesi. Avendo adottato la dodecafonia liberamente e naturalmente, Dallapiccola si è liberato da ogni presa di posizione settaria. Dalle lezioni-conferenza tenute da Webern nel 1933, nacque l'etichetta di Nuova Musica, ma il significato originario, che si riferiva alla musica composta secondo il metodo dodecafonico, venne volutamente adattato alla musica d'avanguardia nel secondo dopoguerra. La nascita di questa avanguardia avvenne nella città di Darmstadt, presso Francoforte, dove inizialmente era stato istituito un centro di informazione e didattica sulla musica moderna, per colmare le lacune formatesi nella cultura tedesca durante il regime nazista.

Anteprima della Tesi di Marco Montanari

Anteprima della tesi: Percezione e recezione della ''Nuova Musica'' in Italia nel secondo dopoguerra, Pagina 3

Tesi di Laurea

Facoltà: Sociologia

Autore: Marco Montanari Contatta »

Composta da 127 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.