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Percezione e recezione della ''Nuova Musica'' in Italia nel secondo dopoguerra

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A partire dalla seconda metà degli anni cinquanta le strade di questi compositori si sono naturalmente divise, a cominciare dalla clamorosa presa di posizione di Nono, che in una conferenza tenuta a Darmstadt nel 1959 “Presenza storica nella musica d’oggi”, rifiuitava di implicare la musica nuova nella teoria della fine dell’arte, quindi della stessa storia. Ma, nell'insieme, gli itinerari sono stati simili, nel senso che la Nuova Musica non è riuscita a conservare proprio quello che era il suo assunto fondamentale, vale a dire la vocazione ad un perenne rinnovamento. In particolare i valori meno durevoli furono quelli fondati sulla concezione della musica come razionalizzazione assoluta, sul mito della «serializzazione integrale» di tutti i suoi parametri e, inversamente, sull'«alea», vale a dire sulla disponibilità delle strutture a possibilità combinatorie variabili. Di questa seconda tendenza, i rappresentanti più accreditati sono stati Pierre Boulez e John Cage. Maggiore flessibilità si è avuta nella musica di Stockhausen e degli italiani. Stockhausen ha ricreato possibilità costruttiviste in una vasta produzione che, dalle iniziali serie di Klavierstücke, è passata attraverso vari tipi di sperimentazione del linguaggio, ivi inclusa l'«alea». Nono si sottrasse fin dall'inizio alle forme costruttiviste insite nella ricerca dei post-weberniani (tra i quali invece va collocato Bruno Maderna, in virtù del suo magistero, quasi un apostolato), dedicandosi ad un impegno etico-estetico che lo ha indotto, a parte le composizioni strumentali, ad esplicare una sua vocazione drammaturgica di durevoli significati.

Anteprima della Tesi di Marco Montanari

Anteprima della tesi: Percezione e recezione della ''Nuova Musica'' in Italia nel secondo dopoguerra, Pagina 5

Tesi di Laurea

Facoltà: Sociologia

Autore: Marco Montanari Contatta »

Composta da 127 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.