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Il riconoscimento del reato continuato nella fase esecutiva

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possibilità che il tempus relativo ad ogni azione od omissione può esser anche notevolmente distante ( 3 ). Quanto al secondo requisito, è evidente che la pluralità di azioni od omissioni ha ragion d’essere nel sistema penale solo se produce una pluralità di violazioni e dunque la sussistenza di una pluralità di reati. Va altresì precisato che la riforma dettata dalla l. 7 giugno 1974 n. 220 ha esteso la portata della disposizione ammettendo la configurabilità della fattispecie anche quando le violazioni non siano collocabili nella stessa norma incriminatrice, bensì in norme diverse. Infine, le delicate problematiche relative all’accertamento dell’unicità del disegno criminoso verranno più puntualmente esaminate (v. paragrafo successivo) dopo aver introdotto il discorso concernente l’applicazione della continuazione nella fase esecutiva ex art. 671 cod. proc. pen. Inserito nel Capo I – “giudice dell’esecuzione”, del Titolo III – “attribuzione degli organi giurisdizionali”, del libro X – “esecuzione”, questa norma consente al giudice dell’esecuzione (art. 665 cod. proc. pen.), 3 Cass. 6 sent. 12613 del 20-9-90 (ud. 4-6-90) rv. 185418, per la quale il decorso del tempo costituisce elemento di rilevanza fondamentale, spesso unico, sul quale basare la valutazione ai fini del riconoscimento della continuazione ex art. 81, secondo comma, cod. pen. Ne consegue che — in relazione al presupposto per l’applicazione di detta norma, rappresentato dall’unità del disegno criminoso — in assenza di altri elementi, quanto più ampio è il lasso di tempo fra le violazioni tanto più deve ritenersi improbabile una programmazione unitaria predeterminata almeno nelle linee fondamentali.

Anteprima della Tesi di Rolando Santagata

Anteprima della tesi: Il riconoscimento del reato continuato nella fase esecutiva, Pagina 3

Tesi di Specializzazione/Perfezionamento

Autore: Rolando Santagata Contatta »

Composta da 78 pagine.

 

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