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Maria Antonietta di Paolo Giacometti. Storia di una drammaturgia

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Riassumono queste parole il credo artistico della Ristori e il suo comportamento d’attrice. Il centro del discorso va cercato nel problema della conciliazione tra il vero che l’artista ha in sé, con il vero che è nel tipo da rendersi. Bisogna tenere ben presente che il tentativo di conciliazione tra questi due poli dell’atto interpretativo non aveva alcun significato dialettico, né implicava alcuna posizione critica verso la parte da interpretare, come nelle teorie di Gustavo Modena. La Ristori fu soprattutto la grande attrice del dramma storico e della tragedia storica, la grande interprete degli spiriti del Risorgimento. La differenza di vero che essa vede, quello dell’artista e quello del tipo da rendere, è soprattutto una differenza storica nell’accezione rigidamente cronologica del termine. Si sviluppa un atteggiamento archeologico, per quanto riguarda la puntualizzazione esteriore del personaggio da interpretare. Compiuta questa ricostruzione storica di superficie, la Ristori penetrava all’interno della parte e qui il suo vero morale, rivestito di abiti cronologicamente diversi, invadeva il personaggio, che diventava così portavoce della morale corrente. In altri termini si realizzava un processo di identificazione etica tra il personaggio e l’attore: ne scaturiva un’interpretazione che stava tra lo psicologismo e il giudizio moralistico, come appare nelle magistrali pagine scritte dalla Ristori nei suoi Ricordi. 13 Ella afferma che trovava difficoltà ad interpretare personaggi moralmente distanti da lei, 14 racconta che non voleva interpretare Medea, perché lei, Adelaide Ristori amava teneramente i propri figli, né poteva accettare che una madre li uccidesse. Sul piano della struttura organizzativa la Ristori non pensò di creare un nuovo teatro: accettò quello che c’era; accolse, abbiamo visto, l’eredità della Compagnia Reale Sarda, poi agì creando una compagnia propria secondo i canoni del tradizionale capocomicato e nell’ambito di questi vecchi canoni l’attrice e capocomico portava le maggiori perfezioni possibili: lusso, decoro per i secondi attori, paghe che non affamavano i compagni di lavoro, verso i quali ebbe, come attrice, un atteggiamento incoraggiante cercando di metterne in luce le qualità migliori che avrebbero dato maggior prestigio alla sua compagnia. Immobilismo di struttura, ma perfezionismo ad alto grado.
Anteprima della tesi: Maria Antonietta di Paolo Giacometti. Storia di una drammaturgia, Pagina 12

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Maria Antonietta di Paolo Giacometti. Storia di una drammaturgia

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Informazioni tesi

  Autore: Alberto Rizzo
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Discipline dell'Arte, della Musica e dello Spettacolo
  Relatore: Franco Perrelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 191

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