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Maria Antonietta di Paolo Giacometti. Storia di una drammaturgia

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La posizione dell’attore in questo contesto teatrale è particolarissima e apparentemente contraddittoria. A poco a poco egli perde la sua autonomia creativa, il suo rapporto con il pubblico si cristallizza in un «rapporto di giudizio»: cioè egli, l’attore, non è più il creatore, non conduce più il pubblico in un mondo o in una sfera di emozioni, ma, diventando lo specchio dello spettatore, ne aspetta il giudizio; la dipendenza completa dell’attore dal pubblico è realizzata. E se identificazione e imitazione, diventarono più tardi, nell’area del primo naturalismo, tecniche per condurre un discorso critico e di accusa verso la società, in questo momento teatrale dell’Ottocento esse sono invece un fine da raggiungere, confermando sempre più l’idea che teatro deve essere lo specchio della realtà, di fronte la quale l’attore si pone in posizione acritica. L’attore è come un accumulatore di nozioni, di osservazioni, che fedelmente riprodurrà da un palcoscenico al di sotto del quale il pubblico, in base alla maggiore o minore fedeltà riproduttiva, emetterà il proprio giudizio. Lo spettatore da parte sua non soltanto troverà nel teatro una perfetta illusione, ma anche un’illusione che lo compiace in quanto vede perfezionati, se questa è l’espressione giusta, gli affetti, i gesti, i valori della propria quotidianità. È interessante notare che proprio la generazione di attori cresciuta e formatasi nella temperie del dramma storico e della storia come problema, quale emergeva dalle idee del Modena, di Mazzini e di Manzoni, si allontana da ogni dimensione storica nello studio e nella costruzione dei personaggi da interpretare. Assumono un atteggiamento cronologistico ed acritico. Esemplare a questo proposito l’analisi compiuta dalla Ristori sul personaggio di Maria Antonietta. Nell’esaminare e studiare la vicenda, la Ristori si tiene lontana da ogni valutazione storica e politica, per approfondire l’aspetto psicologico e morale sulla base dei valori della propria contemporaneità. Accade che, avendo come fine dell’atto rappresentativo l’identificazione e trovandosi di conseguenza nell’impossibilità di creare un linguaggio autonomo, l’attore diventa completamente preda del pubblico che, a sua volta, lo blandisce in quanto non ha più niente da temere dal palcoscenico nel momento in cui lo stesso palcoscenico si fa portavoce fedele della platea. Ed è questo infatti, un periodo d’oro, anche se sterile, dei rapporti tra spettatore e attore: quest’ultimo è

Anteprima della Tesi di Alberto Rizzo

Anteprima della tesi: Maria Antonietta di Paolo Giacometti. Storia di una drammaturgia, Pagina 14

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Alberto Rizzo Contatta »

Composta da 191 pagine.

 

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