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Identità digitale

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pare necessario non ridurre tali proposizioni a un qualcosa di puramente statico e strutturale, sottoponibile quindi ad "una sorta di analisi chimica qualitativa e quantitativa per determinarne la “natura”" 3 ; infatti per effettuare questa operazione, il sé e l’identità sono stati separati dai processi sociali, "collocandoli così in un vuoto sociale" 4 affinché non fossero perturbati da condizioni che ne avrebbero nascosto l'essenza. E’ anche importante sottolineare che per affrontare serenamente lo studio di tale materiale è opportuno mantenersi all'interno dell'ambito psicosociale 5 senza cadere in illusioni prettamente biologistiche e non ridurre l'uomo ad un soggetto passivo, “ipersocializzato” 6 , con sfumature più o meno forti 7 , che subisce l'impatto dell'istanza socioculturale. La sfida che i concetti di identità e di sé pongono implica una dicotomia di fondo che ha per oggetto, da un lato, "ciò che è unico e individuale", cioè "non riconducibile ai condizionamenti dell'ambiente sociale e alle aspettative altrui" e, dall'altro, "ciò che è sociale, vale a dire non riducibile all'estrinsecazione di un perfetto libero arbitrio" 8 . Con ciò non si vogliono negare i due piani di riferimento suddetti; anzi, la consapevolezza dell’essere ha una base naturale, frutto di un lunghissimo processo filogenetico, ma è anche portatrice di una storia fatta di cultura che si sostanzia in modo diverso a seconda del gruppo sociale di appartenenza, per mezzo di codici e sistemi di significati da esso strutturati 9 . All’interno di queste 3 Cfr. F. Carugati - G. Speltini - M. Ravenna, Il Sé e l’identità: concetti classificatori o costrutti dinamici?, in P. Amerio e G. P. Quaglino (a cura di), Mente e Società nella ricerca psicologica, Torino, Book Store, 1980, p. 297. 4 Ibidem. 5 "Sono la partecipazione dell'uomo alla cultura e la realizzazione delle potenzialità della sua mente attraverso la cultura che rendono impossibile la costruzione di una psicologia umana su basa puramente individuale". Cfr. J. Bruner, La ricerca del significato, Torino, Bollati Boringhieri, 1992, p. 28; si veda inoltre J. Bruner, Celebrare la divergenza: Piaget e Vygotskij, in O. L. Sempio (a cura di), Vygotskij, Piaget, Bruner, Milano, Raffaello Cortina Editore, 1998, p. 32. 6 Si veda in particolare P. Ammassari, Introduzione, in H. Gerth e C. W. Mills, Carattere e struttura sociale, Torino, Utet, 1969, pp. XLI-XLV. 7 Si veda inoltre V. Gecas e M. L. Schwalbe, Beyond the Looking-Glass Self: Social Structure and Efficacy-Based Self-Esteem, in “ Social Psychology Quarterly”, vol. 46, n. 2, 1983, pp.77-88. 8 Cfr. L. Sciolla, Teorie dell’identità, in L. Sciolla (a cura di), Identità percorsi di analisi in sociologia, op. cit., p. 9. 9 Si veda in proposito R. F. Baumeister, How the Self Became a Problem: A Psychological Review of Historical Research, in “Journal of Personality and Social Psychology”, vol. 52, n. 1, 1987, pp. 163-176.

Anteprima della Tesi di Luciana Ferretti

Anteprima della tesi: Identità digitale, Pagina 6

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Luciana Ferretti Contatta »

Composta da 149 pagine.

 

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