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''Io non son cieco ne la pittura'' Pietro Aretino e le arti figurative

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ducati, e chi abiti e stoffe. Sull’ingresso vedi un busto di marmo bianco coronato di alloro: è Pietro Aretino. Aretino a dritta, Aretino a manca; guardate nelle medaglie d’ogni grandezza e d’ogni metallo sospese alla tappezzeria di velluto rosso: sempre l’immagine di Pietro Aretino. Morì nel 1557 [1556], e di tanto nome non rimase nulla. Le sue opere poco poi furono dimenticate, la sua memoria è infame; un uomo ben educato non pronunzierebbe il suo nome innanzi a una donna. Chi fu dunque questo Pietro, corteggiato dalle donne, temuto dagli emuli, esaltato dagli scrittori, così popolare, baciato dal papa, e che cavalca a fianco di Carlo V? Fu la coscienza e l’immagine del suo secolo. E il suo secolo lo fece grande. 8 De Sanctis ancora ritiene che la sua memoria sia «infame» e il suo nome sconveniente. Tuttavia è da notare come intuisca alcuni tratti caratterizzanti dell’Aretino e che in parte le sue osservazioni sono tuttora valide. In primo luogo l’attenzione esclusiva al presente, che ne fa un proto-giornalista e che gli fa legare le sue vicende a quelle della stampa: è in questo piccolo particolare che sta il segreto della parabola della sua stella. In secondo luogo è vera anche l’intuizione del De Sanctis che l’Aretino è «coscienza e immagine del suo secolo» e che «il suo secolo[e solo il suo secolo] lo fece grande». 8 F. De Sanctis, Storia della letteratura italiana, a cura di G. Contini, Milano, Edizioni Tea, 1989, pp. 564-565.

Anteprima della Tesi di Teresa Gravante

Anteprima della tesi: ''Io non son cieco ne la pittura'' Pietro Aretino e le arti figurative, Pagina 11

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Teresa Gravante Contatta »

Composta da 260 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3921 click dal 20/03/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.