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''Io non son cieco ne la pittura'' Pietro Aretino e le arti figurative

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perché si propone come un dialogo aperto con la realtà: le Lettere. Nella prima parte analizzando alcune componenti biografiche, vengono delineati i tratti della sua vicenda che maggiormente interessano il nostro studio. Nel farlo si deve tenere conto che la vicenda dell’Aretino declina inesorabilmente subito dopo la morte, nel 1556, a causa dell’immediata messa all’indice dell’intera produzione. In seguito a tale interdetto la sua figura subisce una damnatio memoriae, che tramanda fin quasi ai nostri giorni una memoria infame e malevola, come se l’Aretino fosse stato soltanto uno scrittore osceno. Solo recentemente si è cercato di inserirlo in una dimensione critica più obiettiva e si è anche cercato di diradare la coltre fumosa che egli stesso getta sulle proprie origini. Egli nasce ad Arezzo, nel 1492, anno fin troppo emblematico. La prima fase della sua esistenza si svolge tra Perugia, Roma, Mantova e Reggio, fino al decisivo approdo a Venezia, nel 1527. Nella città dove, per sua stessa ammissione, impara ad esser libero, dà origine ad un circolo artistico-letterario che ruota attorno a figure di spicco come Tiziano e Sansovino. Si inserisce con singolare intuito nel fiorente circuito editoriale, instaurando, a partire dal 1533, un duraturo e proficuo rapporto di collaborazione con l’editore Marcolini; insieme a lui e a quel gruppo di intellettuali minori, noti come poligrafi, attua una strategica operazione di commercializzazione della figura dell’intellettuale. In questo contesto, il suo «libro di Lettere» può essere considerato una vera e propria invenzione: esso, infatti, rappresenta un progetto unitario concepito dall’autore come risposta alle sollecitazioni ed agli stimoli a cui lo sottopone il vivace ambiente lagunare. Protagonista dei sei libri di Lettere, pubblicati tra il 1537 ed il 1557, è la legittimazione di un nuovo Pietro Aretino, che ripropone la propria immagine, adattandola alle nuove esigenze derivanti dall’affermazione della stampa e dal conseguente confronto con un pubblico, col quale è ora necessario interagire. Il campo d’indagine viene poi ristretto ad un aspetto circoscritto dell’Aretino uomo ed epistolografo: il legame con il mondo dell’arte, con particolare attenzione all’ humus fertile del suo salotto veneziano. Le sue “doti” critiche vanno ricondotte ad

Anteprima della Tesi di Teresa Gravante

Anteprima della tesi: ''Io non son cieco ne la pittura'' Pietro Aretino e le arti figurative, Pagina 2

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Teresa Gravante Contatta »

Composta da 260 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.