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Il terzo pilastro della previdenza: analisi di un decollo mancato

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13 I principali regimi pensionistici del nostro Paese erano e sono tuttora gestiti dall’Inps, l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, i cui obiettivi sono più che altro di natura previdenziale (garantire una pensione a carattere assicurativo) e di natura assistenziale (offrire trasferimenti monetari di tipo assistenziale e forme pensionistiche legate a particolari eventi come la guerra, l’invalidità ecc.). I problemi finanziari del sistema pensionistico iniziano a partire dagli anni’80 e aprono una terza fase nella storia della previdenza italiana. Dallo shock petrolifero degli anni ’70 alla globalizzazione degli anni ’90, il ridimensionamento organizzativo e occupazionale delle imprese porta all’espulsione dal mondo del lavoro di centinaia di lavoratori. Le aziende usavano ampiamente l’istituto della pensione di anzianità e della pensione anticipata di vecchiaia (prepensionamento) per sostituire lavoratori in età relativamente avanzata con nuovi assunti, a più basso costo. Ha quindi inizio una radicale trasformazione della società italiana: si assiste ad un ampliamento spropositato della platea dei lavoratori tutelati e parallelamente ad una riduzione del numero dei soggetti contribuenti e, di conseguenza, negli anni ’70 e ’80 le gestioni dei sistemi previdenziali pubblici cominciarono a manifestare disavanzi sempre più elevati e un enorme debito sommerso, il debito previdenziale, costituito dalla differenza tra il valore attuale delle prestazioni previdenziali che lo Stato si era impegnato a pagare e il valore attuale dei contributi sociali che sarebbero dovuti essere versati. 1.3 I primi anni ‘90 Agli inizi degli anni ‘90 la situazione del sistema pensionistico italiano aveva destato grande allarme a causa non solo dell’aggravio degli squilibri finanziari ma anche delle preoccupanti prospettive demografiche legate alla flessione della natalità – la più bassa d’Europa – e all’allungamento della vita media e quindi il conseguente aumento del tasso di incidenza. 2 L’incidenza della spesa pensionistica sul PIL nel 1990 risultava del 14.4%, rispetto ad una media del 9.2% degli altri paesi dell’OCSE; tale incremento era da attribuire in larga misura all’invecchiamento della popolazione, alla generosità del sistema, al 2 Il tasso di incidenza è pari al rapporto tra il numero di pensionati e il numero di occupati.

Anteprima della Tesi di Samuela Russo

Anteprima della tesi: Il terzo pilastro della previdenza: analisi di un decollo mancato, Pagina 8

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Samuela Russo Contatta »

Composta da 210 pagine.

 

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