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La sperimentazione teatrale a Napoli dal 1965 al 1975

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11 Primi fermenti di sperimentazione nel solco della tradizione Nel corso degli anni Sessanta alcuni teatranti cercano di rinnovare il teatro napoletano percorrendo due strade: si tratta della via aperta a Napoli dalle prime sperimentazioni dell’avanguardia, con il gruppo del Teatro Esse, e della via che si cerca di aprire avviando una riflessione sulla tradizione della drammaturgia napoletana, non più identificata soltanto con la drammaturgia ottocentesca. E’ questa la strada che Gennaro Magliulo intraprende mettendo in scena alcune commedie del Settecento, soprattutto quando diventa direttore del teatro Bracco. L’esperienza fu di breve durata, ma utilissima per proporre in termini diversi il complesso rapporto con la tradizione napoletana dello spettacolo. 19 Per tutti gli anni’50 e almeno fino agli inizi degli anni’60, il teatro napoletano è stato infatti stretto dalla morsa del naturalismo e dello scarpettismo, né mai si è cercato di costruire un rapporto attivo con quella tradizione che va dal ‘600, Commedia dell’Arte, teatro dei Gesuiti, Saltimbanchi, al ‘700, con la commedia in prosa e la commedia per musica, arrivando fino a Petito e Viviani. E’ proprio in quest’ambito che acquista particolare rilievo il lavoro svolto da Gennaro Magliulo, suggerendo così un’alternativa originale ai modi di far teatro imposti dal deteriore scarpettismo, attraverso cui, il teatro napoletano era divenuto un teatro d’evasione del peggior tipo: teatro dei buoni sentimenti, del moralismo e della visione piccolo – borghese del mondo. Dunque la presa di posizione di Magliulo contro questo teatro è netta. Egli infatti contrappone al teatro d’evasione un teatro inteso come specchio di vita. Ciò ovviamente andava a scontrarsi, nella Napoli della metà degli anni ’60, con il gusto della platea e la diffidenza degli impresari 20 . 19 “Nella metà degli anni ’60 nasce anche un professionismo teatrale,un lavoro dell’attore più consapevole,che non è più soddisfatto di possedere una solida pratica del palcoscenico”.E’ dunque fra gli attori che la crescita quantitativa e qualitativa,in questo periodo, sembra essere rilevante.Cfr:Vanda Monaco, La contaminazione teatrale,Bologna,Patron Editore, ’81, p.66. 20 “Il teatro era incapace di qualsiasi rinnovamento, non tanto per incompetenze sul terreno specifico, ma anche ci si poneva nella linea tradizionale di larga parte degli intellettuali napoletani: sempre cresciuti a ridosso dei vari sistemi di potere, lontano dalle classi che non lo esprimevano direttamente, gestendolo. La conseguenza di questo orientamento era, per quanto riguarda il teatro, che il rapporto palcoscenico – platea fosse costruito sempre sul bisogno di autocontemplazione del pubblico.Da questo punto di vista la funzione che ebbe a Napoli il teatro sperimentale e di avanguardia negli anni ’60 è stata importantissima proprio perché i gruppi, molti fra di loro, ruppero per alcuni anni con questo tipo di pratica.”Cfr: ivi, p.33.
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Informazioni tesi

  Autore: Concetta Castaldo
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Ettore Massarese
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 142

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