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La tutela della concorrenza negli Stati Uniti: il caso Microsoft

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cui vengono sottoposte all’art. 85 le intese tra imprese extracomunitarie che hanno effetti negativi sul mercato comunitario. L’art. 85 CEE non si applica alle intese rilevanti solo all’esterno del mercato comunitario, sebbene intercorrenti tra imprese comunitarie. Altra notevole distinzione tra le intese e le pratiche concordate sta nella esistenza di eccezioni alla legalità delle prime, contro il divieto assoluto insormontabile delle seconde. E’ infatti possibile non assoggettare un’intesa all’art. 85 quando i soggetti che la pongono in essere sono considerati irrilevanti nel mercato di cui si tratta (cosiddetti accordi di importanza minore), ossia sono di dimensioni trascurabili dal punto di vista del fatturato e della zona geografica di azione, nonché del genere di prodotto. Alla presenza di tale irrilevanza si ritiene impossibile che l’accordo/intesa possa pregiudicare il gioco della concorrenza nel mercato comune. Al paragrafo 3 dell’art.85 esiste un’altra eccezione che rende esenti le intese dal divieto al paragrafo 1 ovvero sarebbero ammessi gli accordi che, sebbene contrari alla stessa norma, creano dei vantaggi per il mercato, quali miglioramenti nella produzione o distribuzione dei prodotti o promozione del progresso tecnico o economico. In questo caso e qualora ricorrano queste circostanze, i divieti antitrust segnalati nell’art. 85 CEE, possono essere disapplicati, mediante esenzioni individuali o per categorie di accordi. Il potere di rilasciare esenzioni è subordinato in via esclusiva al placet della Commissione (o della Corte di Giustizia se a seguito di un parere negativo espresso dalla Commissione, la parte soccombente propone ricorso) presso la quale le imprese sono obbligate a notificare preventivamente tali accordi o intese. Naturalmente, ogni intesa presa in disaccordo con l’art. 85 par. 1 che non ricade nella scriminante ex par. 3 o in quella dell’ ”importanza minore” sarà punita con la nullità, così come avviene, in ogni caso, laddove sia verificata una pratica concordata (per la quale fattispecie, ricordiamo, non sono ammesse eccezioni). Infine, gli accordi in violazione dell’art. 85 CEE possono essere distinti in verticali ed orizzontali, a seconda che vengano posti in essere da imprese operanti a livelli diversi del processo produttivo e distributivo, oppure a medesimi livelli. I riferimenti normativi sopra indicati non possono esser analizzati isolatamente ma necessitano di un maggiore approfondimento che consenta una valutazione d’insieme della politica comunitaria in materia di concorrenza. I trattati europei (CECA e CEE poi divenuta CE), in tale materia, hanno come obiettivo primario la realizzazione della libera circolazione delle merci e dei fattori produttivi attraverso l’eliminazione delle barriere tariffarie e contingentarie tra gli Stati membri. Ciò è teso alla costruzione in questo grande mercato di una sana concorrenza tra le imprese in esso operanti. La politica della Comunità, oltre ad eliminare gli ostacoli alle frontiere, ha contribuito alla realizzazione del mercato comune a vantaggio delle imprese e dei consumatori senza tralasciare di adottare una serie di strumenti legislativi tesi a impedire o che si venissero a formare artificiose barriere economiche con accordi di cartello e pratiche anticoncorrenziali o che talune imprese potessero sfruttare abusivamente la loro posizione dominante sul mercato. Quindi al fine di raggiungere gli obiettivi sopra citati (l’art. 3 CE prevede che l’azione della Comunità comporti “la creazione di un regime volto a garantire che la concorrenza non sia falsata nel mercato comune”) il Trattato CE ha previsto alcune norme volte ad impedire tutte quelle pratiche lesive del principio della sana concorrenza. Esse sono: • le sopra menzionate intese e pratiche concordate tra imprese art.81, ex 85 • lo sfruttamento abusivo della posizione dominante da parte di una o più imprese art.82, ex 86
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La tutela della concorrenza negli Stati Uniti: il caso Microsoft

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Informazioni tesi

  Autore: Mauro Bacca
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Lecce
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: De Liso Nicola
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 190

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antitrust
bill gates
caso microsoft
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tutela della concorrenza
diritto antitrust
sherman act

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