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Natura e funzioni delle fondazioni bancarie

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16 pacchetto azionario avrebbe dovuto perseguire i fini d’interesse pubblico e di utilità sociale indicati dalla norma stessa 36 . In origine, gli enti creditizi pubblici esercitavano in via principale un’attività bancaria e in via del tutto residuale devolvevano un’esigua parte degli utili in attività di beneficenza. In seguito alla c.d. legge Amato, le due funzioni suddette sono state attribuite distintamente a due soggetti, la società conferitaria e l’ente conferente: la prima presenta forti legami con le Casse di Risparmio originarie, tanto da succedere nei rapporti giuridici preesistenti delle Casse (art. 16, comma 1, d. lgs. n. 356/1990) e poter mantenere la stessa denominazione; il secondo è un soggetto giuridico sostanzialmente diverso dalla preesistente Cassa di Risparmio, della quale conserva esclusivamente la proprietà del pacchetto azionario 37 . Inoltre, quasi a conferma del loro carattere residuale, questi nuovi soggetti vengono definiti semplicemente con la locuzione “enti che hanno effettuato i conferimenti” (art. 2, comma 1, lett. c), l. n. 218/1990) o “enti conferenti” nel d. lgs. n. 356/1990, identificando l’essenza degli enti nel conferimento che ne ha determinato la nascita. La denominazione “fondazioni bancarie”, affermatasi prima a livello statutario e dottrinale, sarà utilizzata per la prima volta a livello legislativo, del tutto incidentalmente, nel 1995 38 . Sembra opportuna anche un’ulteriore considerazione riguardo alla modalità da seguire, indicata agli enti pubblici creditizi, per la ristrutturazione in forma di società per azioni. Teoricamente, la soluzione più congrua avrebbe potuto essere quella successivamente adottata dal decreto legge 11 luglio 1992, n. 333 (convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1992, n. 359), il quale prevedeva la trasformazione diretta di alcuni enti pubblici economici (IRI, ENEL, ENI, INA) in società per azioni, con attribuzione della partecipazione azionaria al Ministero del tesoro. Nel caso degli 36 Cfr. art. 12, comma 1, lett. a), d. lgs. n. 356/1990 che individua anche alcuni settori di operatività (la ricerca scientifica, l’istruzione, l’arte e la sanità) a cui si aggiungevano le originarie finalità di assistenza e di tutela delle categorie sociali più deboli. Si tratta di un aspetto interessante perché costituisce un primo riferimento all’operatività erogativa degli enti, indirizzando la loro attività verso specifici settori. 37 Si veda SCHLESINGER P., Le c.d. “fondazioni bancarie”, in Banca, borsa e titoli di credito, 1995, I, p. 422, il quale sostiene che il nuovo ente sia sorto ex nihilo per mera volontà del legislatore. “Si è ritenuto, difatti, di poter creare con un colpo di bacchetta magica un ente di nuova formazione, benché nulla preesistesse e favorisse un siffatto disegno: non una categoria di soggetti da proteggere, non interessi peculiari da perseguire, non una struttura in atto, non una tradizione da conservare, non una dirigenza sperimentata da utilizzare, nulla, assolutamente nulla”. 38 Si veda l’art. 47 quater, comma 1, d. l. 23 febbraio 1995, n. 41, “Misure urgenti per il risanamento della finanza pubblica e per l’occupazione nelle aree depresse”. COSULICH M., Le casse di risparmio, cit., p. 119.

Anteprima della Tesi di Stefania Mazza

Anteprima della tesi: Natura e funzioni delle fondazioni bancarie, Pagina 11

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Stefania Mazza Contatta »

Composta da 168 pagine.

 

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