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Natura e funzioni delle fondazioni bancarie

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13 Per tornare alla storia delle Casse di Risparmio, esse ebbero il merito di sostenere la ripresa economica italiana degli anni ’50 e ’60. Successivamente cominciò una fase di decadenza e di negative influenze partitiche, che condusse a risultati spesso disastrosi sia nell’erogazione dei crediti che nella formazione del management. Si giunse perciò a parlare addirittura di una “foresta pietrificata”. Va ricordato lo Statuto tipo, approvato dal CICR nel 1966, che costituiva un modello guida proposto con lo scopo di rendere omogenei gli statuti delle singole Casse di Risparmio, le quali, generalmente, si attennero a questo schema generale senza apportare modifiche o soluzioni differenti 26 . E’ interessante notare che, a proposito degli scopi delle Casse di Risparmio, lo Statuto tipo, oltre che riprendere l’idea che dovessero “promuovere e raccogliere il risparmio dando ad esso conveniente collocamento”, aggiunse che dovevano tendere “al massimo impulso dello sviluppo economico e sociale della propria zona”. Emergeva così l’idea nuova che le Casse di Risparmio potessero essere strumenti di politica economica del Governo e delle Regioni 27 . Negli anni ’80, sotto l’influenza decisiva della Comunità Europea, contraria ad ogni forma di aiuti di Stato e volta a privilegiare un regime di piena concorrenza tra le imprese e a realizzare una forte privatizzazione e liberalizzazione dell’economia, si diffuse il convincimento circa la necessità di modificare il nostro apparato economico e la Banca d’Italia si assunse il compito di suggerire la trasformazione delle banche pubbliche in società per azioni di diritto privato. A questo punto, occorre ricordare lo studio della Banca d’Italia del 1981, il c.d. libro bianco 28 . Si tratta di un’elaborazione di un gruppo di studio costituito presso la Banca d’Italia, che ha rappresentato il punto di partenza della successiva evoluzione. In esso si prospettava la necessità di riorganizzare gli enti pubblici creditizi secondo un modello più appropriato e più efficiente, proponendo la trasformazione secondo il modello della società per azioni di tipo tedesco. 26 CLARICH M., Le Casse, cit., p. 118 ss. 27 PORZIO M., Le c.d. “fondazioni bancarie”: mostri o modello?, in Diritto della banca e del mercato finanziario, 2001, 1, p. 5. 28 BANCA D’ITALIA, Ordinamenti degli enti pubblici creditizi. Analisi e prospettive, 1981, n. 1-2.

Anteprima della Tesi di Stefania Mazza

Anteprima della tesi: Natura e funzioni delle fondazioni bancarie, Pagina 8

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Stefania Mazza Contatta »

Composta da 168 pagine.

 

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