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Il concetto di ''nuove prove'' ai fini della revisione

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3.3 (Segue): Sopravvenienza o scoperta di nuove prove. L’art. 630, lett. c) , c.p.p. ammette la revisione anche se dopo la condanna sono sopravvenute o si scoprono nuove prove che, sole o unite a quelle già valutate, dimostrano che il condannato deve essere prosciolto a norma dell’art. 631. L’analisi ruota da tempo attorno alla distinzione tra la prova noviter reperta e quella noviter producta 1 , la prima caratterizzata dal manifestarsi del fatto su cui essa verte dopo il passaggio in giudicato del provvedimento di condanna, la seconda dalla preesistenza del fatto stesso all’epilogo della vicenda giudiziaria. Rimasto inascoltato, durante i lavori preparatori, l’invito a chiarire inequivocabilmente se dovessero intendersi come nuove le prove acquisite dopo il giudicato o le prove, viceversa, già esistenti nel giudizio, ma pretermesse … dal giudice 2 , si ripropone, oggi, lo stesso problema ermeneutico che ha caratterizzato il passato, anche meno recente: stabilire, cioè, se integrino il novum gli elementi conoscitivi acquisiti al processo, ma non valutati dal giudice 3 . 1 La paternità di questa distinzione spetta a FOSCHINI, La “novità della prova” per l’ammissibilità della revisione, in Studi sulle impugnazioni penali, Milano, 1995, p. 167. 2 Così il Parere della Corte di Cassazione sull’art. 622 prog. prel., in CONSO-GREVI-NEPPI- MODONA, Il nuovo codice, IV, cit., p. 1358. 3 E’, invero, proprio la valutazione del giudice a segnare il confine tra fattispecie rilevanti ai fini della revisione e situazioni estranee all’area di pertinenza di tale rimedio straordinario: lo chiarisce PERONI, Modelli, cit., p. 29.

Anteprima della Tesi di Mirko Massimo Petrachi

Anteprima della tesi: Il concetto di ''nuove prove'' ai fini della revisione, Pagina 11

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Mirko Massimo Petrachi Contatta »

Composta da 198 pagine.

 

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