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Il crack Rizzoli nelle cronache e nei commenti del Corriere della Sera

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16 classe politica su posizioni ad essa favorevoli. A tale proposito riportiamo una considerazione interessante di Valerio Castronovo: “Il fatto che le maggiori imprese, dall’Ilva all’Ansaldo, si fossero impegnate […] nell’acquisto di società editrici e giornalistiche, immobilizzando molti profitti che, investiti nella siderurgia e nella meccanica, avrebbero potuto risolvere parecchi problemi di produttività e di costi, da cui questi settori erano afflitti 12 .” Quando, fra il 1921 e il 1922, si ebbe il fallimento della Banca di Sconto, l’Ilva e l’Ansaldo attraversarono grosse crisi finanziarie e numerosi settori dell’industria giornalistica si trovarono a navigare in brutte acque a causa della vendita dei loro pacchetti azionari. I tre Crespi aspettavano diligentemente il momento opportuno per far fuori Albertini; ciò fu possibile quando nel 1925 il prefetto di Milano mandò una diffida al Corriere minacciando di far sospendere le pubblicazioni. Intanto, il legale dei Crespi notò che il contratto sottoscritto da questi con Albertini nel 1920 non era stato registrato. Un tale cavillo permise ai Crespi di venir meno al loro impegno poiché legalmente il contratto non era valido. I tre fratelli acquistarono così le quote di Luigi e Alberto Albertini. Di fatto, il Corriere era adesso nelle mani della famiglia Crespi. Assieme ad Albertini uscirono, per protesta, anche molti famosi giornalisti fra i quali Guglielmo Emanuel, Carlo Sforza e Mario Borsa. 12 Ivi, p. 261

Anteprima della Tesi di Fabio Barraco

Anteprima della tesi: Il crack Rizzoli nelle cronache e nei commenti del Corriere della Sera, Pagina 14

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Fabio Barraco Contatta »

Composta da 170 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.