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Un nuovo approccio allo sviluppo territoriale: il marketing d'area ed alcune esperienze di agenzie europee

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investimenti diretti in “investimenti diretti di tipo 1” e “investimenti diretti di tipo 2”. Si hanno gli investimenti di tipo 1 quando l’investitore considera che il paese estero, in cui ha investito, possa ritenerlo uno “straniero” e quindi non degno dello stesso status degli investitori nazionali. In questo caso, l’investimento diretto viene preferito a quello di portafoglio o perché la diffidenza verso i capitalisti stranieri è elevata o quando vi sono rischi di espropriazione e di cambio. Un altro motivo che potrebbe spingere l’investitore ad assumere il controllo d’impresa, investimento di tipo 2, è individuabile nell’adozione di una strategia rivolta a eliminare la concorrenza tra l’impresa dell’investitore estero e quella dei paesi dove concentra i suoi sforzi finanziari, oppure nell’appropriazione di competenze manageriali-direzionali e di skills. In termini quantitativi, secondo HYMER, ciò che spinge le imprese ad acquisire il controllo di attività all’estero dipende dalla volontà di assorbire nuove quote di mercato e di aumentare i profitti. Sulla spinta della teoria di HYMER, segue un filone di teorie di stampo oligopolistico costruite seguendo l’impostazione della grande impresa multinazionale che sfruttando la propria forza di mercato nel paese di origine cerca di sviluppare strategie concorrenziali puntando sui mercati esteri. Una delle teorie in questione è sicuramente quella cosiddetta “dell’approccio tecnologico” 5 . Seguendo il concetto di ciclo di vita del prodotto, si sostiene che gli investimenti diretti sono fortemente legati alla capacità di detenere un monopolio reale, o ipotetico, su determinate innovazioni di prodotto. Infatti, dopo aver acquisito una consistente quota di mercato nel proprio paese l’impresa è spinta dalla necessità prima di esportare, poi di produrre all’estero. In questa seconda fase si affacciano i primi competitori-imitatori (i cosiddetti spillover) che producono un certo grado di standardizzazione del prodotto, spronando le imprese a differenziare la propria “offerta” per non competere solo sul terreno dei prezzi. La maturazione del prodotto e del mercato incentivano le imprese a ricercare nuovi assets competitivi puntando soprattutto sui bassi costi di manodopera e delle materie prime. Questo genera un flusso di investimenti nei PVS e nei NICS rendendo più conveniente allo stesso Paese-madre dell’innovazione reimportare i propri prodotti. Un’altra strada percorribile dall’impresa “first-mover” è quella di lasciare il mercato, ormai saturo, per attuare una nuova strategia innovativa che offra nuovi prodotti sostitutivi e che le consenta di poter sfruttare la nuova posizione di monopolio. Da queste brevi considerazioni si evince come tra i limiti della teoria vi siano: - l’aver posto al centro dell’attenzione solo il prodotto e non l’impresa, che potrebbe essere multiprodotto (ciò che costituisce una regola e non un’eccezione); - l’aver, riduttivamente, analizzato l’innovazione di “prodotto” trascurando completamente quella di “processo” e organizzativo-manageriale; - il non aver preso in rassegna le ipotesi di delocalizzazione produttiva di singole fasi del processo di produzione. Un altro filone oligopolistico, che si propone di analizzare le motivazioni che inducono le imprese ad assumere “controllo” all’estero, è collocabile storicamente nella seconda metà degli anni ’80. Un contributo rilevante è quello che associa al con il semplice uso del tasso d’interesse. Ciò comporta l’impossibilità di giustificare le azioni degli investitori che decidono di assumere il controllo d’impresa, quando potrebbero limitarsi al semplice prestito di denaro. 5 R. VERNON, “ Sovereignity at Bay: the Multinational Spread of U.S. Enterprises ”, Basic Books, New York, 1971; Id., “ International Investment and International Trade in the Product Cycle ”, Quarterly Journal of Economics, n. 2, 1966.

Anteprima della Tesi di Andrea D'orazio

Anteprima della tesi: Un nuovo approccio allo sviluppo territoriale: il marketing d'area ed alcune esperienze di agenzie europee, Pagina 3

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Andrea D'orazio Contatta »

Composta da 220 pagine.

 

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