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Il corpo ritrovato. Intervento educativo con donne operate di tumore al seno attraverso la metodologia della Biodanza

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8 Il racconto di Marina Beltrame Un mondo pelato Cercai l’indirizzo sulle pagine gialle alla voce “Parrucche e toupets”. Trovai, a pochi chilometri da dove abitavo, una “Casa della Parrucca” che sembrava fare al caso mio: l’inserto pubblicitario parlava di “vasto assortimento”, “massima riservatezza e cortesia”, “parrucche leggere, naturali ed ecologiche” e, persino, “speciali per chemioterapia”. Telefonai e chiesi con un po’ di imbarazzo se avevano qualcosa di adatto a una donna giovane: «Qualcosa di scuro…di media lunghezza…né liscio né riccio…». Dall’altra parte mi risposero che sì, avevano senz’altro qualcosa che poteva fare al caso mio e mi fornirono una serie di informazioni sulle differenze fra le parrucche di capelli vere e quelle di capelli sintetici. Ringraziai, dissi che sarai andata da loro nel pomeriggio, e posai il ricevitore. I miei capelli, castani e leggermente mossi, erano lunghi fino alle spalle: avrei dovuto cercare qualcosa di somigliante nella lunghezza, nel taglio, nel colore. «Vedrai» mi rassicurò mio marito «i bambini non ci faranno troppo caso». Andammo quel pomeriggio stesso. Il negozio era vuoto. Ci accolse una donna giovane e gentile che capì immediatamente la situazione. Provai e riprovai parrucche di lunghezza e colore diversi fino a quando mi decisi per un baschetto castano scuro, con una frangia che nascondeva l’attaccatura sulla fronte e ciocche regolari che scendevano fin sotto le orecchie. «Le sta bene» mi disse la commessa. «E’ adatta al suo viso. Consideri che ora c’è il volume dei suoi capelli a tenerla così alta, ma una volta caduta quelli…». Seduta di fronte allo specchio, in un angolo del negozio nascosto alla vista di chi passava e di chi entrava, mi guardai senza piacermi, osservandomi di fronte e di profilo. La parrucca era un po’ troppo liscia, un po’ troppo folta, un po’ troppo scura, ma non avevo tempo per cercarne un’altra: l’indomani avrei cominciato le cure. La tolsi e la posai sulla mensola che avevo di fronte. Senza alcun sostegno a sorreggerla si afflosciò, gonfia e morbida, simile a un nido di uccelli. Orribile. Rimpiansi di non avere il coraggio di portare in giro la mia testa nuda sfidando gli sguardi degli altri e la loro attenzione indiscreta. Se l’avessi fatto avrei gridato al mondo che ero malata: la parrucca avrebbe soffocato quel grido. Arrivai a casa con quel pacchetto sottobraccio e i miei bambini mi corsero incontro incuriositi. «Cos’è mamma?». «Una parrucca» risposi. «Per chi?». «Per me». Vollero vederla e mi chiesero se potevano provarla. Acconsentii ma dettai, ridendo, una condizione: «Io vi faccio provare la mia se voi mi fate provare la vostra». Eccitati all’idea di quel gioco, corsero nella loro stanza a cercare nell’armadio la parrucca azzurra da pagliaccio che tiravano fuori ogni anno a carnevale. «Tieni mamma, mettitela» . la misi e diedi loro la mia. La indossarono di sghimbescio, prima una poi l’altro, e corsero a turno a guardarsi nello specchio del bagno. Più tardi, mi chiesero perché l’avessi comprata. «Perché» risposi «devo prendere delle medicine che mi faranno cadere tutti i capelli. Per questo l’ho comprata». La risposta gli bastò. I capelli iniziarono a cadere pochi giorni dopo: ne trovai a centinaia sparsi sul cuscino, sui vestiti, sul pavimento. Alla minima trazione, intere ciocche si staccavano dalla testa. Con un rasoio affilato misi rapidamente fine a quel supplizio.

Anteprima della Tesi di Isabella Casadio

Anteprima della tesi: Il corpo ritrovato. Intervento educativo con donne operate di tumore al seno attraverso la metodologia della Biodanza, Pagina 8

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Isabella Casadio Contatta »

Composta da 310 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.