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Ruolo degli acidi grassi essenziali ω 6 / ω 3 nella dieta

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5 MASTER IN “ NUTRIZIONE CLINICA E DIETETICA ” ξ FABBISOGNO NEGLI STATI FISIOLOGICI Se l'apporto di acidi grassi essenziali risulta importante in determinate situazioni, tuttavia le quantità da assumere non sono state ben stabilite. Non sembrano esistere stati conclamati di grave deficit nell'uomo adulto, se non in soggetti con alterati assorbimento e/o metabolismo o nei soggetti sottoposti per lunghi periodi ad alimentazione parenterale. La carenza in acidi grassi essenziali può essere valutata attraverso vari parametri tra cui l'indice di Mead, espresso dal rapporto tra l'acido eicosatrienoico (20:3 ω-9) e l'acido arachidonico (20:4 ω-6) nei fosfolipidi sierici: valori che superano lo 0,4 sono da considerarsi orientativamente patologici. L'assunzione lipidica corretta dovrebbe quindi prevedere un giusto equilibrio fra acidi grassi precursori e derivati che nelle condizioni di normalità apportino buone quantità di 18:2 ω-6 e 18:3 ω-3 e piccole quantità di 18:3 ω-6, 18:4 ω-3, 20:5 ω-3, 20:4 ω-6 e 22:6 ω-3. Il fabbisogno minimo per l’adulto deriva da studi in base ai quali sembra che lo 0,5% delle calorie totali sia sufficiente a mantenere l’integrità metabolica. Pertanto viene raccomandato un livello pari all’1-2% delle calorie sotto forma di acido linoleico e lo 0,2-0,5% come acidi grassi polinsaturi della serie ω-3. Sono necessarie alcune puntualizzazioni riguardo ai fabbisogni della donna gravida e in allattamento, del neonato, del bambino e dell'anziano. Durante la gravidanza gli acidi grassi essenziali ed i loro derivati svolgono un ruolo importante per l'unità feto-placentare; pertanto un’ adeguata assunzione è importante sia nel caso di certe patologie, come l'ipertensione gravidica o la minaccia di parto prematuro, sia per favorire l'accrescimento fetale. Tuttavia non sembra che il fabbisogno in acidi grassi essenziali, espresso come percentuale dell’energia, sia diverso da quello della donna adulta non gravida. Diversi studi documentano come il profilo lipidico nel latte materno, ed in particolare il tenore di acidi grassi polinsaturi a lunga catena, sia direttamente influenzato dalla zona geografica della madre. Queste differenze sono spiegate con le differenti risorse alimentari disponibili in relazione alla zona geografica di residenza. E’ stato osservato inoltre che la maggiore o minore presenza di PUFA nel latte sia la conseguenza dello stato nutrizionale della donna anche nei periodi precedenti la gravidanza piuttosto che del solo regime dietetico durante la gestazione.

Anteprima della Tesi di Alessandro Ficarra

Anteprima della tesi: Ruolo degli acidi grassi essenziali ω 6 / ω 3 nella dieta, Pagina 5

Tesi di Master

Autore: Alessandro Ficarra Contatta »

Composta da 63 pagine.

 

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