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"Beloved" di Toni Morrison: dalla pagina allo schermo

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Dalla letteratura al cinema: la trasposizione 11 Tomasi, 1995: 44), come ad esempio quando mostrano un personaggio di spalle mentre guarda qualcosa che anche lo spettatore può vedere, o quando presentano una deformazione ottica che rappresenta lo sguardo annebbiato di qualcuno, come un personaggio ubriaco o miope; oppure secondaria, quando vengono alternate immagini che mostrano ora il personaggio che guarda, ora l’oggetto o la persona guardati (ibid.). Alla luce di questa revisione, Rondolino e Tomasi (ibid.: 45-48) spiegano inoltre come la tradizionale distinzione, effettuata da Todorov e ripresa da Genette, tra tre modelli narrativi fondamentali legati al concetto di focalizzazione (racconto a focalizzazione zero: il narratore è onnisciente e sa più di qualsiasi personaggio; racconto a focalizzazione interna: il narratore non fornisce più informazioni di quelle date dal personaggio, assumendone il punto di vista; racconto a focalizzazione esterna: il narratore dice meno di quello che sa il personaggio e non ne fa conoscere i pensieri e i sentimenti), non sia del tutto sovrapponibile alla classificazione dell’ocularizzazione. Un esempio significativo è quello per cui un racconto a focalizzazione interna sembrerebbe intrattenere una relazione privilegiata con l’ocularizzazione interna. In realtà, la focalizzazione interna nel film - come spiega Jost e come è possibile notare nella maggior parte dei film - sarà data, piuttosto, da un alternanza tra ocularizzazione zero (immagine del personaggio), ocularizzazione interna secondaria (immagine di ciò che il personaggio vede) e primaria (immagine del personaggio che vede ciò che anch’io vedo) (Carmona, 1993: 197). Un’altra differenza tra testo letterario e testo filmico è determinata dalla complicata interazione tra i molteplici elementi dell’espressione cinematografica, che a volte possono generare una relazione tra ‘vedere’ e ‘sapere’ piuttosto complessa, e certamente del tutto sconosciuta al testo letterario. Vedere o sentire, al cinema, non significa necessariamente sapere: è il caso, ad esempio, in cui un dialogo, una musica o una scritta sullo schermo contraddicono “l’apparente senso di un’immagine, smentendo quindi il presunto sapere dello spettatore” (Rondolino e Tomasi, 1995: 45). Occorre precisare un altro aspetto del testo audiovisivo che condiziona non poco la figura dell’enunciatore. La totale ubiquità della macchina da presa, unita

Anteprima della Tesi di Alice Cominotti

Anteprima della tesi: "Beloved" di Toni Morrison: dalla pagina allo schermo, Pagina 11

Tesi di Laurea

Facoltà: Scuola sup. di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori

Autore: Alice Cominotti Contatta »

Composta da 143 pagine.

 

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