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"Beloved" di Toni Morrison: dalla pagina allo schermo

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CAPITOLO I 12 all’invisibilità dell’istanza narrante cinematografica, fanno sì che quest’ultima in un testo filmico possa apparire molto meno ‘concreta’ e percepibile rispetto a quella del testo letterario. È innegabile il fatto che spesso, davanti allo schermo, si ha l’impressione che il film ‘si racconti da sé’, senza che esista un’istanza enunciatrice che guida e organizza i materiali della storia e del discorso. La situazione, in realtà, appare ben diversa se si considera che, nella narrazione scritta, come ha spiegato Gaudreault, l’istanza narrante, ogni volta che vuole dare la parola ai suoi personaggi e permettere loro di narrare, deve cedere integralmente il suo posto e ‘tacere’, dato che il mezzo espressivo – la parola – è lo stesso per entrambi i narratori (Peña Ardid, 1992: 147-148). Nel film, invece, e nonostante le apparenze, precisa Peña Ardid (ibid.), non si verifica mai un’eclissi totale del narratore, poiché questi tende sì a delegare la narrazione verbale del racconto a un narratore eterodiegetico (ad esempio attraverso l’uso della voce fuori campo) o ai personaggi del film, ma rimane in ogni caso a capo del processo narrativo “manteniéndose como auténtico responsable de toda la narración audiovisual que ‘ilustra’ las palabras de ese narrador intremediario” (ibid.:149). Mentre le ‘tracce’ lasciate nel testo dal narratore letterario sono più evidenti e rivelano chiaramente la sua presenza, il narratore cinematografico ha la possibilità di presentare fatti ed eventi restando nell’ombra, ma non scompare mai del tutto e in ogni momento, anche se impercettibilmente, guida lo sguardo, l’udito e l’attenzione dello spettatore. Per quanto riguarda il modo narrativo, il cinema sembra essere naturalmente destinato a narrare ‘in terza persona’, mentre si è sempre trovato in difficoltà nel riprodurre la narrazione in prima persona. Un esempio interessante, citato da molti critici a questo proposito, è il film Lady in the lake (R. Montgomery, 1947), nel quale l’impiego costante della ripresa in soggettiva permette di vedere solo alcune parti del corpo del protagonista-narratore della storia riflesse in uno specchio, e dove gli altri personaggi, nel rivolgersi a lui, si rivolgono direttamente alla macchina da presa. Questo film ha dimostrato la poca efficacia dell’uso continuo della soggettiva per riprodurre una narrazione in prima persona, poiché la identificación del espectador con el personaje, en unas condiciones psicológicas similares a las de la novela, requiere una previa y repetida visualización del mismo en la pantalla. En caso contrario el espectador se identifica, realmente, con la

Anteprima della Tesi di Alice Cominotti

Anteprima della tesi: "Beloved" di Toni Morrison: dalla pagina allo schermo, Pagina 12

Tesi di Laurea

Facoltà: Scuola sup. di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori

Autore: Alice Cominotti Contatta »

Composta da 143 pagine.

 

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