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Interdipendenza emotiva: per una prospettiva cognitiva sulle emozioni

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9 (Eibl-Eibesfeldt, 1993). A tale proposito si può dunque parlare di un “momento decisivo nell’evoluzione del comportamento”. In un ulteriore e decisivo passo evolutivo, poi, si è originato, ancora sulla base della relazione madre figlio, la capacità di formare un legame individualizzato, cioè personale. Questo legame è dapprima servito a rendere più solido il legame col figlio, soprattutto in quelle specie che si dedicano a una cura prolungata della prole. In tal modo è divenuto così possibile l’amore, inteso come legame individualizzato. I moduli comportamentali sviluppatisi al servizio della cura della prole permettono, inoltre, di unire in gruppi individui non imparentati, cosicché diventano possibili una vita di gruppo cooperativa e altamente organizzata, e anche una selezione di gruppo. E’ proprio questo aspetto che deve essere assolutamente interiorizzato. La cura affettiva della prole, il contatto fisico, e quindi, le seguenti manifestazioni emotive di sicurezza, rappresentano la base evolutiva di tutti i rapporti cooperativi e di gruppo; la natura biologica dell’essere umano si implementa, originariamente, attraverso il contatto con un conspecifico (essere della stessa razza) e ne dichiara, quindi, la naturale predisposizione alla vita sociale e, soprattutto, le originarie necessità emotive. Nei vertebrati superiori, i rapporti con il conspecifico sono caratterizzati di un’evidente ambivalenza. Sebbene il conspecifico sia attivamente cercato, la tendenza al contatto, istinto al legame, si associa a impulsi aggressivi che provocano un allontanamento. Una tale ambivalenza caratterizza anche le relazioni fra gli uomini; già all’età di 5-6 mesi i lattanti cominciano a evitare gli estranei. Mentre sino a quel momento essi sorridono a chiunque si rivolga loro, in seguito cominciano a distinguere fra persone a loro note ed estranei. Così, mentre il lattante sorride come prima a persone che conosce, verso gli estranei comincia a mostrare un’evidente timidezza. L’emozione della paura viene quindi affrontata già all’età di 6 mesi attraverso modalità di comportamento non apprese ma bensì istintuali. Ciò è stato ampiamente dimostrato da atteggiamenti mostrati da bambini nati ciechi; questi ultimi sono capaci di riconoscere le persone dalla voce e sono in grado, quindi, di evitare gli estranei manifestando tutti i segni tipici della paura. L’emozione, quindi, ci segnala le originarie necessità emotive legate allo sviluppo di un essere umano (la sicurezza) e l’importanza funzionale proprio dell’interattività sociale, del contatto con un conspecifico.

Anteprima della Tesi di Daniele Roncolini

Anteprima della tesi: Interdipendenza emotiva: per una prospettiva cognitiva sulle emozioni, Pagina 7

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Daniele Roncolini Contatta »

Composta da 225 pagine.

 

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