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Strategie competitive nel settore della nautica da diporto. Il caso Rancraft

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PREMESSA Il Mare, con il suo perenne divenire, è uno di quegli elementi della natura che riesce ad incantare chi lo osserva liberandolo, per un tempo, dalla routine della quotidianità e consentendo alla sua mente di spaziare nella sua cangiante immensità. Appassionati e non rimangono affascinati dalla sua potenza, ma l’irrefrenabile bramosia di viverlo in prima persona colpisce solo alcuni. Per questi il mare è una passione che, condizionandone integralmente la vita sociale, rimane, spesso, incomprensibile agli occhi di chi non ne è attratto. L’Italia, grazie ai suoi 8.400 chilometri di costa, ha un patrimonio marittimo senza pari. Tuttavia, nonostante la favorevole configurazione costiera e la cultura nautica che lo contraddistingue, il nostro Paese, sottovalutando le enormi potenzialità della risorsa “mare”, è rimasto, per anni, inerte dinanzi al fiorire del diportismo nautico mondiale consentendo ad altre realtà, morfologicamente meno dotate, di imporsi in tale ambito. Per anni, le Istituzioni e la pubblica opinione hanno considerato il diporto nautico come un passatempo elitario, ignorando, in sostanza, le migliaia di diportisti che, con sentimento e sacrificio, si dedicavano alla loro passione. A rafforzare questo luogo comune hanno contribuito persino gli stessi addetti ai lavori che, sottolineando solo alcuni aspetti del diporto nautico, non hanno messo in evidenza la vastità del fenomeno a livello popolare. Le principali manifestazioni nautiche e le riviste specializzate hanno sempre esaltato le grandi barche e i loro facoltosi armatori, creando nell’immaginario collettivo una forte connessione tra nautica da diporto, grandi barche e denaro. Tale preconcetto aveva causato una sorta di accanimento normativo penalizzante per i diportisti e per lo sviluppo dell’intero settore della nautica da diporto. Negli ultimi tempi, le Istituzioni hanno avuto modo di osservare come il settore della nautica da diporto, nonostante il contesto normativo sfavorevole, sia riuscito, grazie alla professionalità dei suoi operatori ed alla qualità e lo stile delle loro produzioni, ad imporsi nei mercati di tutto il mondo. Il già notevole contributo dato al P.I.L. e all’occupazione unitamente alle sue ulteriori possibilità di sviluppo hanno, di conseguenza, convinto la classe politica a considerare la nautica da diporto come un settore strategico dell’economia nazionale su cui investire proficuamente risorse. A questa recente presa di coscienza da parte delle Istituzioni hanno contributo le associazioni di categoria, il risalto mediatico dato ai numerosi consensi ottenuti nel mondo dalla cantieristica italiana ma, soprattutto, i singoli diportisti che, forti della loro passione e del loro numero sempre in aumento, sono riusciti a far sentire la loro voce in contesti sempre più risonanti. La nautica da diporto sta vivendo una vero e proprio passaggio epocale. Lo Stato, ormai consapevole delle potenzialità del settore, ha avviato una forte fase di rilancio della nautica: la nuova regolamentazione del Leasing nautico e la promulgazione della Legge n.172/2003 hanno avuto in questi ultimi mesi un
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Strategie competitive nel settore della nautica da diporto. Il caso Rancraft

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Informazioni tesi

  Autore: Nicola Dario
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Salerno
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Gerardo Metallo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 196

Questa tesi è disponibile nelle seguenti traduzioni:

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imbarcazioni da diporto
legge n. 172-2003
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