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Il porto di Ravenna dal fascismo ai nostri giorni

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portuale, al suo allargamento e approfondimento, ad interventi nelle Pialasse per vivacizzare il riflusso della marea ..." (19) Vi fu anche un tentativo di portare l'imperatore Napoleone Bonaparte a Ravenna, ove era tutto pronto per una visita al porto; ma all'ultimo momento egli venne distolto incredibilmente a Forlì, nonostante le raccomandazioni dell'arcivescovo Antonio Codronchi e del conte Pier Desiderio Pasolini. Contemporaneamente i Ferraresi cercarono di attrarre l'attenzione dei francesi (allora dominatori della zona, territorio della Repubblica Cispadana, divenuta in seguito Repubblica Cisalpina), sulle spiagge di Goro e di Volano. Nell'anno 1787 il tecnico Toscano Ferroni, incaricato dal Granduca di individuare in Romagna uno scalo per i collegamenti con l'Adriatico, riferiva che Ravenna era un porto piccolo ("portuccio") e mal servito. I fondali erano certamente insufficienti (poco più di un metro dalla foce), ma tanto poteva bastare per un naviglio mercantile leggero, come i trabaccoli da 50 tonnellate che già facevano il cabotaggio regolare in Adriatico; senza contare che i fondali potevano mantenersi profondi, con un normale servizio di dragaggio, che invece mancava del tutto. Anche negli anni successivi, quando l'intera rete di rotabili attorno alla città veniva rimodernata e ne veniva iniziata una regolare manutenzione, nessuno pensò ad un raccordo via terra con quell'avamposto isolato che era Porto Corsini e la prima strada d'alaggio lungo il Canale, risale solo al 1828. Sono tutti segnali significativi del disinteresse dei Ravennati per il loro porto, che era considerato un utile corollario alla città e alla sua economia, ma pur sempre un corollario.

Anteprima della Tesi di Massimo Scinardo Tenghi

Anteprima della tesi: Il porto di Ravenna dal fascismo ai nostri giorni, Pagina 15

Tesi di Laurea

Facoltà: Sociologia

Autore: Massimo Scinardo Tenghi Contatta »

Composta da 127 pagine.

 

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