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Il porto di Ravenna dal fascismo ai nostri giorni

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A metà del VI secolo il porto era già interrato e nell'VIII secolo i Longobardi compirono le ultime distruzioni di Classe. Con la decadenza e la scomparsa del Porto Romano di Classe, iniziò l'epoca delle peregrinazioni dei porti ravennati che durarono mille anni. Rimanevano ora solo piccoli porti o approdi che servivano per il commercio, situati probabilmente alle foci dei fiumi o nelle insenature della costa. Un porto, esisetente prima di Augusto, il più ricordato e importante, è il Porto Coriandro, presso il Mausoleo di Teodorico. (7) Poi sorse nella stessa zona, il porto sul Canale Badareno o Padareno o Eridano che congiungeva Ravenna al Po. Era un canale navigabile, costruito quasi certamente dai Goti in sostituzione della Fossa Augustea, il quale, secondo Roncuzzi sfociava a pochi metri dal Mausoleo di Teodorico (8), mentre secondo Mesini, arrivava forse fino a Classe. (9) Esso servì da porto commerciale ed accolse navi e flotte Bizantine come quella mandata nel 711 da Costantinopoli per fronteggiare i ravennati insorti contro il dominio dell'Esarcato (Bizantini). Nella metà del IX secolo, lo storico Agnello, ci riferisce che altri porti o approdi, oltre a quelli già citati sono (10): 1) il Bedeso di Plino alla foce del Bidente (attuale Ronco); 2) il porto Blancherno o Lacherno, ad oriente della città, ormai inutilizzabile; 3) il porto Lione o Portilio o Portillone, a sei miglia a nord di Ravenna, in seguito designata come Pirotolo e Pirotolazzo, quando si interrò del tutto. Nel Medioevo sorse un porto con il nome di Caio Cesare, forse perchè situato sul punto ove sorgeva il porto di Classe. A questo punto la storia si fa un po' frammentaria, poichè i documenti diventavano vaghi, imprecisi e forse

Anteprima della Tesi di Massimo Scinardo Tenghi

Anteprima della tesi: Il porto di Ravenna dal fascismo ai nostri giorni, Pagina 8

Tesi di Laurea

Facoltà: Sociologia

Autore: Massimo Scinardo Tenghi Contatta »

Composta da 127 pagine.

 

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