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L'industria della motocicletta: il caso Honda Italia

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15 ottennero l’emanazione da parte della Commissione di una direttiva che poneva pesanti restrizioni alle importazioni di motocicli per salvaguardare ciò che restava dell’industria della motocicletta. La produzione italiana, infatti, che nel 1955 aveva toccato le 600 mila unità, dieci anni più tardi non raggiungeva i 510 mila pezzi. Nel 1974, grazie all’emanazione della sopracitata direttiva, superò invece il milione di pezzi, a testimonianza del fatto che solo le barriere, tariffarie e non, potevano permettere all’industria europea di sostenere l’attacco portatole dai giapponesi. L’Europa restava quindi un mercato di fondamentale importanza: da un lato perché rappresentava la culla dell’industria motociclistica e del motociclismo sportivo, ben radicato nella cultura locale e nell’immaginario collettivo, dall’altro perché rappresentava un potenziale mercato capace di assorbire milioni di veicoli l’anno, e quindi era lo sbocco naturale di una industria fiorente e aggressiva, ma costretta entro confini nazionali troppo stretti, come quella nipponica. I giapponesi, Honda in testa ma poi anche Suzuki e Yamaha, sfidarono i rivali europei dapprima nelle competizioni, scelta dettata dal desiderio di mostrare la propria abilità tecnica, poi nella produzione in grande serie, soprattutto in quelle cilindrate in cui eccelleva la produzione del vecchio continente: le piccole cilindrate, da 125 a 350 centimetri cubici, in cui era fondamentale il costo ridotto e l’economia d’uso, e le maximoto, da oltre 750 centimetri cubici, nelle quali era importante il raggiungimento di grandi prestazioni abbinate ad una elevata affidabilità.

Anteprima della Tesi di Guido Scanagatta

Anteprima della tesi: L'industria della motocicletta: il caso Honda Italia, Pagina 13

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Guido Scanagatta Contatta »

Composta da 170 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.