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Il concetto di possibile in Leibniz

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12 Tutte queste conseguenze sono assurde per Aristotele, perciò è necessario che la realtà delle cose non sia necessaria, dal momento che si può sempre constatare che le cose future dipendono dalle scelte e dalle azioni libere degli uomini, e che nelle cose che non sono sempre in atto c’è la potenza di essere e di non essere, quindi anche di divenire e di non divenire, come un mantello che ha la possibilità di venire tagliato oppure no 15 . In base a tutto ciò Aristotele conclude che ...E’ evidente che non tutte le cose sono e divengono necessariamente, ma alcune sono e divengono indeterminatamente e allora non è per nulla più vera la affermazione o la negazione; altre sono o divengono maggiormente e per lo più in un senso, ma tuttavia capita che avvengano anche nell’altro senso, e allora non avvengono nel primo senso 16 . Il continuo richiamo allo stato delle cose a fondamento del giudizio, però, implica un concetto problematico del possibile inteso non come mero carattere attribuito al pensato, ma anche come stato effettivo. Così il possibile sarebbe un grado della realtà che per definizione non è ancora reale, mentre per uscire dall’aporia occorrerebbe volgere il possibile da potenza di essere a impotenza di conoscere. Né può soccorrere questa impotenza la necessità assoluta del principio di non contraddizione che, per quanto insopprimibile formalmente, non trasferisce la propria necessità assoluta al contenuto del pensiero, come riconosce lo stesso Aristotele: Anche per la contraddizione vale lo stesso discorso: è necessario che ogni cosa sia o non sia, come pure che avvenga in futuro o no; ma tuttavia non è possibile dire quale dei due preso separatamente sia necessario. Dico per esempio: necessariamente domani vi sarà o non vi sarà una battaglia navale, ma non è necessario che domani avvenga una battaglia navale, oppure è necessario che non avvenga; piuttosto è necessario che avvenga o non avvenga 17 . La possibilità consiste dunque nella compresenza degli opposti contraddittori senza che sia necessario l’uno o l’altro dei due, perché altrimenti ci sarebbe anche la connessa esclusione dell’opposto, ma intendendo come necessario lo stesso mantenimento di entrambi. In base a ciò se la possibilità fosse realisticamente uno stato delle cose, l’esser necessario del possibile non si spiegherebbe che come aporetico ossimoro. Né questo definire necessario il possibile rientra nel metalinguaggio, poiché usa le medesime modalità che dovrebbe descrivere. 15 Si veda De Interpr. 9, 19a 7-16. 16 De Interpr. 9, 19a 18-22 (tr.cit., p.39). 17 De Interpr. 9, 19a 27-32 (tr.cit., p.40).

Anteprima della Tesi di Monica Di Giacinto

Anteprima della tesi: Il concetto di possibile in Leibniz, Pagina 12

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Monica Di Giacinto Contatta »

Composta da 157 pagine.

 

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