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Il governo e i partiti italiani di fronte alla guerra del Golfo

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10 Dopo sette anni, dopo aver constatato il calo del PCI, la scarsa avanzata socialista e il fallimento della gestione De Mita, i notabili DC, con Andreotti e Forlani in testa, ritennero che si potesse tornare alla normalità, cioè che fosse ora di tornare alla collaudata formula della dirigenza collegiale del partito. La scelta della DC era in controtendenza con quelle degli altri parti politici italiani; il confronto politico si stava spostando sempre più sul duello fra personaggi piuttosto che sulla competizione degli apparati, fenomeno questo amplificato dall’imponente figura di Craxi e seguito da quasi tutte le forze politiche, come il PCI di Occhetto 7 Oltre alle questioni interne al partito c’erano quelle esterne: il calo del PCI sulla scia del crollo dell’URSS unito all’avanzata del PSI, seppur limitata, potevano portare a una situazione di sostanziale parità fra i due partiti e alla tanto temuta unione dei due in un blocco progressista che si contrapponesse alle coalizioni di governo democristiane; come a seguire la strategia di De Mita che “propendeva più verso il bipolarismo che verso la grande coalizione 8 ”. De Mita stesso ha detto: “Sono da tempo persuaso che bisogna creare le condizioni dell’alternativa […]. Io voglio scommettere sulle capacità del PCI di rinnovarsi fino in fondo e di poter costituire un’alternativa credibile per il governo del Paese e per il ricambio della classe dirigente. Spero naturalmente che, anche quando questo rinnovamento sarà compiuto, la DC sia in grado di meritarsi le preferenze della maggior parte degli Italiani”. 7 Marco Follini, “L’arcipelago democristiano” pag.21, Laterza, Bari 1990 8 Marco Follini, La DC al bivio” pag.15, Laterza, Bari 1992

Anteprima della Tesi di Eugenio Di Pasquale

Anteprima della tesi: Il governo e i partiti italiani di fronte alla guerra del Golfo, Pagina 8

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Eugenio Di Pasquale Contatta »

Composta da 142 pagine.

 

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