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Giusto processo e diritto dell'imputato a confrontarsi con l'accusatore

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Introduzione VI Il capitolo II predispone una formula teorica per lo studio del diritto al confronto con l’accusatore, affrontando complesse questioni definitorie. Da una parte, si delimiteranno i contorni della categoria dei «testimoni d’accusa» e, dall’altra, si illustrerà il metodo del confronto, attraverso l’individuazione degli elementi costitutivi del «paradigma del contraddittorio». Opportune combinazioni delle possibili «deviazioni» dal suddetto paradigma consentiranno di delineare tre fondamentali categorie di testimoni problematici che ricorrono con significativa frequenza nei procedimenti penali di ogni tempo e ideologia: i testimoni «assenti», i testimoni «anonimi» e i testimoni «vulnerabili». Nel capitolo III, la formula verrà messa alla prova attraverso l’analisi della versione «europea» del diritto al confronto, contenuta nell’art. 6 comma 3 lett. d) della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo. Sul punto, negli ultimi vent’anni, la scure della giurisprudenza di Strasburgo non ha risparmiato alcuno dei principali Paesi dell’Unione Europea - Italia, Austria, Francia, Olanda, Germania, Spagna, Regno Unito, Belgio - nonostante la diversa, e talora contrastante, ispirazione ideologica dei rispettivi modelli processuali. Le categorie dei testimoni «assenti», «anonimi» e «vulnerabili» consentiranno di riorganizzare sistematicamente le pronunce dei giudici europei e di localizzarne le ricorrenti, e talora censurabili, incongruenze. Nel capitolo IV l’attenzione si concentrerà sul diritto positivo italiano che, dal 1999, annovera esplicitamente il diritto al confronto tra le garanzie costituzionali di un «giusto» processo penale, «regolato dal principio del contraddittorio nella formazione della prova». A norma dell’art. 111 comma 3° Cost., infatti, la procedura penale deve garantire all’accusato «la facoltà, davanti al giudice, di interrogare o fare interrogare le persone che rendono dichiarazioni a suo carico». A ciò si aggiunga che, a dimostrazione della serietà con cui il legislatore costituzionale ha inteso promuovere il diritto al confronto, lo stesso articolo precisa che «la colpevolezza dell’accusato non può essere provata sulla base delle dichiarazioni rese da chi, per libera scelta, si è sempre volontariamente sottratto all’interrogatorio dell’imputato e del suo difensore». Alla novella costituzionale si devono quantomeno due benefici effetti. In primo luogo, essa ha ispirato una doverosa quanto complessa revisione del codice di rito a cui, nel 2001, è stato restituito l’originario carattere adversarial, dopo le lacerazioni prodotte dagli interventi pendolari della Corte costituzionale e del legislatore. In secondo luogo, essa ha promosso la riscoperta del giusnaturalismo nella dottrina processual-penalistica. Non mancano nella cultura giuridica, in verità, orientamenti reattivi che, adoperando ancora gli schemi concettuali della mentalità inquisitoria e privilegiando la tutela dell’interesse pubblico alla promozione dei diritti fondamentali dell’individuo, concepiscono il «giusto processo» come «un’esigenza oggettiva» di attuazione della Costituzione anziché come un fondamentale ed inviolabile human right. Questa trasfigurazione del giusto processo è tanto insidiosa poiché vuole convertire i diritti soggettivi in potestà dello Stato servendo così, addirittura con una copertura costituzionale, i valori e le suggestioni della difesa sociale. Da un’attenta ricostruzione dei principi del processo e da una lettura puntuale delle norme del codice, viceversa, emerge un sistema normativo che riconosce le garanzie dell’imputato come veri e propri diritti dell’uomo e, di conseguenza, pone oggi l’ordinamento italiano all’avanguardia nella promozione del right to confrontation.

Anteprima della Tesi di Stefano Maffei

Anteprima della tesi: Giusto processo e diritto dell'imputato a confrontarsi con l'accusatore, Pagina 2

Tesi di Dottorato

Dipartimento: DIPU Dipartimento di diritto pubblico e processual

Autore: Stefano Maffei Contatta »

Composta da 251 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.