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Uguali e diversi: il diversity management. Il caso Ikea

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9 1.1 Evoluzione e disgregazione delle organizzazioni Le scienze organizzative sembrano negli ultimi anni ripercorrere sempre più fedelmente le vicende dell’arte visiva, che da un’iniziale attenzione nei confronti dell’armonia delle forme si è via via andata concentrando su figure sempre più astratte, che non necessariamente tenessero conto dei canoni imposti dalla realtà. Nello stesso modo, i grandi analisti delle organizzazioni produttive abbandonano progressivamente i classici modelli geometrici come la piramide, e si concentrano su forme sempre più complesse e di difficile comprensione. Come gli artisti del Novecento, che assistevano ad una serie di incredibili mutamenti nel breve lasso di pochi decenni, lo studioso dell’organizzazione si trova allora a riformulare continuamente la propria prospettiva d’analisi, necessariamente e per sempre in fieri. L’information technology e il superamento del modello dell’ economia di scala tramite la flessibilità strategico-gestionale hanno radicalmente mutato l’orizzonte, le imprese perdono sempre di più una propria riconoscibile identità, obbligate come sono ad una costante destrutturazione dei propri luoghi e tempi produttivi. Si diffondono allora fenomeni di terziarizzazione delle attività ritenute non centrali e si formano progressivamente sempre più unità produttive inscindibilmente legate ad altre, in piatte ragnatele dalla problematica interpretazione. Come già intuito da Karl Weick le connessioni tra le parti all’ interno dell’organizzazione si fanno sempre più lasche, permettono cioè una notevole autonomia tra le singole componenti del sistema, e quanto più i legami sono laschi, tanto più i soggetti sono portati a impegnarsi in uno sforzo di costruzione della realtà sociale: “…quindi una grande quantità di lavoro, di facciata, di lavoro linguistico, di miti…” Tale sforzo mitopoietico si traduce a livello manageriale, in una irrinunciabile tensione verso dei valori fondativi che sappiano avvicinare i diversi nodi di queste reti: pratiche simboliche, politiche di gestione delle risorse umane e vision dell’impresa coagulano allora in una compatta ed omologante cultura d’azienda che appiattisce ulteriormente vitalità e creatività dell’organizzazione. Eppure mai come in questo periodo storico, contraddistinto dalla pervasività della tecnologia e dalla continua ricerca dell’innovazione, diventa essenziale la fase ideativa più che quella produttiva nel ciclo di vita di un impresa. In tutti i suoi singoli comparti, dai teams di R&S ai settori meno appariscenti dovrebbe essere la produzione e la condivisione di idee innovative ad essere premiata più che il conformismo a riti simbolici o l’attitudine al lavoro.

Anteprima della Tesi di Enrico Coletta

Anteprima della tesi: Uguali e diversi: il diversity management. Il caso Ikea, Pagina 4

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze della Comunicazione

Autore: Enrico Coletta Contatta »

Composta da 130 pagine.

 

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