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La questione dell’analogia in M. Heidegger

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15 ben sette occasioni distinte. Il nostro tentativo si contrappone così a tutte quelle letture che, operando una netta quanto del tutto ingiustificata cesura tra il primo periodo friburghese (1915 43 -1923) e gli anni di insegnamento a Marburgo, e non tenendo nel dovuto conto che proprio Aristotele è il pensatore cui Heidegger si riferisce principalmente e costantemente durante tutto questo arco di tempo, non comprendono l’importanza di questo riferimento per il formarsi stesso dell’idea di un’ontologia fondamentale 44 . Contro simili fraintendimenti, l’interpretazione deve dimostrare come l’elaborazione originaria della problema dell’essere svi- luppata ai §§ 39-40 di Kant e il problema della metafisica costituisca la migliore chiave di accesso al contenuto dei §§ 2-4 di Essere e tempo 45 . Prima però, occor- re definire meglio il quadro entro cui questa interpretazione dovrà svolgersi. zu machen, um der gewiesenen Sache selbständig nachzudenken. Man wird die Hinweise als eine von mir geäußerte Meinung zur Kenntnis nehmen und als solche weiterverbreiten]”, W. J. Richardson, Heidegger, cit. p. IX. Allora, stante questa diffidenza verso la «pubblicità», non può stupire che Heidegger abbia relegato le informazioni più utili alla comprensione del suo pensiero in brevi testi che ebbero scarsa, se non nessuna, risonanza pubblica (ad eccezione del dialogo col giapponese) – oppure in colloqui privati come lettere o seminari destinati a una cerchia ristretta di studiosi. 43 La ragione per la quale non è possibile stabilire come data d’inizio del primo periodo fribur- ghese il 1919, anno in cui Heidegger comincia ad insegnare in qualità di libero docente, è, innan- zitutto, di natura filologica: in Essere e tempo (§ 80, pp. 594-95 [418-419]) vi sono due note che rimandano – la prima implicitamente, la seconda esplicitamente – alle considerazioni svolte nella tesi di abilitazione Il concetto di tempo nella scienza della storia. Questo scritto costituisce una rielaborazione della lezione che Heidegger tenne il 27 luglio 1915, il giorno seguente il conse- guimento della libera docenza con la ricerca su La dottrina delle categorie e del significato in Duns Scoto. Entrambi i lavori furono pubblicati nel 1916 e obbediscono alla medesima proble- matica: l’elaborazione della «dottrina delle categorie». Lo stesso dicasi per la tesi con cui Hei- degger ottenne il dottorato La dottrina del giudizio nello psicologismo. Un contributo critico- positivo sulla logica (1913), che così si conclude: “E soltanto quando la logica pura è costruita su tali fondamenti, si potranno accostare con maggiore sicurezza i problemi gnoseologici e artico- lare tutta la sfera dell’«essere» nelle sue diverse modalità di realtà, e si potrà evidenziare lu- cidamente la loro specificità e con sicurezza determinare il tipo della conoscenza d’essi e la sua portata” (cfr. Gp, p. 151). Ora, se quest’orizzonte problematico fosse venuto i n t e r a m e n t e meno nel corso del decennio circa che separa questi testi da Essere e tempo, è evidente – per chi abbia consapevolezza del fatto che nulla in quest’opera, tantomeno le note, è casuale o dettato da considerazioni esteriori –, che Heidegger non avrebbe potuto richiamarsi ad essi in nessun caso. Se quindi è sbagliato escludere dogmaticamente queste ricerche dalla considerazione degli scopi dell’opera del 1927, a maggior ragione non si può introdurre forzosamente una cesura tra queste e l’inizio dell’attività di docente a Friburgo. 44 Emblematica è, in questo senso, la posizione di H.G. Gadamer che nel suo scritto introduttivo al Natorp-Bericht afferma: “Ancora dopo la lettura di Essere e tempo fu chiaro a pochissimi che Aristotele rappresentava per Heidegger per lo più una figura di quella tradizione che copre le proprie origini e che non consente al pensiero occidentale di giungere a se stesso” NB, p. 493. 45 E. Severino considera il Kantbuch talmente importante, da farne il filo conduttore del suo ge- niale studio su Heidegger e la metafisica, Adelphi, Milano 1994, Avvertenza p. 20: “In Heideg- ger e la metafisica il filo conduttore è costituito da Kant e il problema della metafisica, che con- sidero tuttora uno dei testi privilegiati per la conoscenza del pensiero di Heidegger”.
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La questione dell’analogia in M. Heidegger

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Informazioni tesi

  Autore: Daniele Pelini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Francesco Saverio Trincia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 137

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