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La questione dell’analogia in M. Heidegger

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4 ro: se l’essente è detto in più sensi, quale ne è allora il significato guida fondamentale [die leitende Grundbedeutung]? Che significa essere? 8 In questo brano viene citato di nuovo il primo lavoro di Brentano ma, a diffe- renza di quello precedente, esso non appare in una relazione immediata con Es- sere e tempo. Nondimeno, questa circostanza è del tutto irrilevante, perché pro- seguendo nella lettura del testo ci si rende facilmente conto di come la disserta- zione su Aristotele sia, comunque, sempre al centro della ricostruzione che Hei- degger ci propone del proprio cammino di pensiero n e l l a fenomenologia 9 . Peraltro, il titolo stesso del contributo suggerisce che oggetto principale dello scritto altro non possa essere che il trattato del 1927, l’unica ricerca di Heidegger che si autodefinisca come «fenomenologica». Già da queste brevi considerazio- ni, risulta evidente che l’insistenza con la quale egli, in testi così particolari, in- dica il sussistere di un qualche nesso tra l’ontologia fondamentale e il pensiero di Aristotele – nella ricomprensione che di esso fa Brentano – non può essere giu- dicata come frutto del caso, tanto più se si tiene conto che questi non sono gli u- nici luoghi in cui un tale nesso è espressamente segnalato 10 . Allora, il fatto che il 8 SdD, p. 189. 9 Ci sono altri tre riferimenti che testimoniano a favore di questa centralità: il primo, dove si di- ce: “Dalle Ricerche logiche di Husserl io mi attendevo un aiuto decisivo nelle questioni suscitate dalla dissertazione di Brentano” (cfr. ivi, p. 190). Il secondo, nel quale si afferma: “Quando io stesso, a partire dal 1919, insegnando e studiando a fianco di Husserl, adottai nella mia pratica di insegnamento il vedere fenomenologico e contemporaneamente misi alla prova nel seminario una comprensione trasformata di Aristotele, il mio interesse si rivolse di nuovo alle Ricerche lo- giche, soprattutto alla sesta nella prima edizione. La differenza qui enucleata tra intuizione sensi- bile e intuizione categoriale mi si rivelò in tutta la sua portata per la determinazione del «signifi- cato molteplice dell’essente»” (cfr. ivi, p. 193). E, infine, il terzo che è di particolare importanza perché precede immediatamente la narrazione della vicenda editoriale di Essere e tempo: “Così io fui condotto sul cammino della ‘questione dell’essere’ (Seinsfrage), illuminato dall’atteggiamento fenomenologico, di nuovo – ma in modo diverso da prima – senza quiete per le questioni che nascevano dalla dissertazione di Brentano” (cfr. ivi, p. 194). 10 La dissertazione è citata almeno in altre quattro occasioni: a) nel testo Da un colloquio nell’ascolto del linguaggio [1953-54]: “I: […] E ancor prima, negli ultimi anni del liceo, preci- samente nell’estate del 1907, mi aveva colpito il problema dell’essere, col quale mi ero imbattuto leggendo la dissertazione di Franz Brentano, il maestro di Husserl. Questa s’intitola Von der mannigfachen Bedeutung des Seienden nach Aristoteles […] ed è del 1862. Il libro mi era stato donato dal mio paterno amico e conterraneo, più tardi arcivescovo di Friburgo i. Br., Dr. Conrad Gröber. A quel tempo era parroco della chiesa della trinità a Costanza. G : Possiede ancora que- sto libro? I : Qui ella lo può vedere e può anche leggere la notazione che dice: mio primo filo conduttore attraverso la filosofia greca durante il liceo”, HGA XII, p. 87; b) nella lettera dell’aprile 1962 inviata a padre Richardson: “[…] die erste philosophische Schrift, die ich seit 1907 immer wieder durcharbeitete, Franz Brentanos Dissertation war: Von der mannigfachen Bedeutung des Seienden bei Aristoteles (1862) [il primo scritto filosofico sul quale a partire dal 1907 tornai sempre di nuovo a lavorare fu la dissertazione di Franz Brentano: Del molteplice si- gnificato dell’essente in Aristotele]”, W.J. Richardson, Heidegger. Through Phenomenology to Thought, Nijhoff, The Hague 1963, p. XI; c) nei Seminari di Zollikon [seminario del 23 e 26 no- vembre 1965]: “Il primo avvio del mio intero pensiero risale a una proposizione di Aristotele, nella quale si dice che l’essente viene asserito in molteplici modi. Questa proposizione fu pro- priamente il lampo che suscitò la questione: qual è, dunque, l’unità di questi molteplici significa- ti di essere, che cosa significa in generale essere?”, ZS, p. 172; d) nel testo Della comprensione del tempo nella fenomenologia e nel pensiero del problema dell’essere: “Il primo impulso verso questo problema, mi ha colto durante uno studio di Aristotele che mi ha occupato per lunghi an- ni, avendo dapprima come filo conduttore la dissertazione di Franz Brentano Del molteplice si- gnificato dell’ente in Aristotele (1862). Il problema che mi preoccupava sempre più era il se- guente: qual è l’unità determinante in questa molteplicità di significati? Che vuol dire «esse- re»?”, trad. di M. Sesti, in Il cannocchiale, 1981, p. 48. Per quanto riguarda quest’ultimo testo,
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La questione dell’analogia in M. Heidegger

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Informazioni tesi

  Autore: Daniele Pelini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Francesco Saverio Trincia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 137

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