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La Scuola Apprendisti della Dalmine S.A. dal 1937 al 1948

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2 volte programmi e materie per aggiornarsi secondo l’evoluzione economica e, soprattutto, industriale. La permeabilità del Maic alle pressioni delle esigenze economiche, e la riforma con la quale Gentile tentò di ridurre l’istruzione professionale a educazione di secondo piano, rafforzarono oltremodo l’incisività degli interessi industriali nel plasmare un settore, nel quale scuole vere e proprie convissero con corsi pratici. Anche la Dalmine fu piuttosto attiva nel settore, costituendo due scuole, prima di quella interna per gli apprendisti. Una si rivolse ai ragazzi diplomati dalle scuole elementari, l’altra sorse dopo la Grande Guerra, come opera sociale e strumento di preparazione della manodopera. Le scuole aziendali, tuttavia, risposero a finalità, che andavano al di là della pura qualificazione degli operai: rivolgendosi, per lo più, a giovani lavoratori, intendevano formarne la mentalità, oltre che le capacità lavorative. Erano scuole dell’azienda per l’azienda. La Scuola Apprendisti della Dalmine fu particolarmente impegnata non solo nel preparare operai, ma anche nell’educare uomini, contando su un clima politico favorevole e su istituzioni, che posero in primo piano il rispetto per la gerarchia sociale, e l’attitudine alla disciplina. Proprio quei valori, che la formazione interna alle imprese cercò di trasmettere, anche se con finalità tutte interne alle esigenze produttive. Tali esigenze furono di avere a disposizione lavoratori ben preparati, ma affidabili, perché pienamente partecipi della mentalità aziendale. Proprio per mettere in luce quella continua commissione tra pubblico e privato, che caratterizzò la scuola professionale, il primo capitolo della presente ricerca è dedicato alle vicende dell’istruzione professionale tra il 1860 e la seconda guerra mondiale, in cui il settore subì diversi cambiamenti in linea con i concreti sviluppi economici. Nel secondo capitolo si esaminano, invece, le vicende della Dalmine, mettendone in luce l’impegno non solo produttivo, ma anche sociale, concretizzatosi, oltre che in una serie di opere assistenziali per i dipendenti, anche, come detto, in due scuole professionali, che prepararono la strada alla Scuola Apprendisti del 1937. Inoltre verranno esaminate le posizioni sulle scuole professionali di due manager, che sentirono come strategico l’impegno per la competenza dei lavoratori, anche di livello basso: Agostino Rocca, amministratore delegato di Ansaldo e Dalmine, e Ugo Gobbato, ideatore, quest’ultimo, di quella Scuola Allievi Fiat, che divenne un punto di riferimento per istituzioni analoghe, nonché fondatore di una istituzione analoga anche presso l’Alfa Romeo. Il terzo capitolo mostra, invece, quali convinzioni stessero alla base della Scuola Apprendisti della Dalmine, che intese formare uomini davvero dell’azienda, e non solo lavoratori. Per questo la struttura scolastica interna si configurò con i caratteri del ‘vivaio’ di lavoratori, cercando di mantenere separati gli allievi dal luogo di produzione, e riproducendo, nell’officina della Scuola, una sorta di fabbrica ideale. Infine, nel quarto capitolo verrà mostrato il concreto funzionamento della Scuola Apprendisti, ma anche
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Informazioni tesi

  Autore: Giorgio Scudeletti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Giulio Sapelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 164

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Parole chiave

storia economica
storia d'italia
storia contemporanea
dalmine s. a.
ugo gobbato
scuole professionali

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