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La microfinanza nei paesi post-comunisti: il caso della Polonia

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....(continua) VII da una diffusa corruzione e dalla mancanza di possibilità di trovare impieghi migliori per i lavoratori più anziani e meno competenti. La povertà non ha solo colpito la popolazione a livello economico, ma ha avuto un grande impatto anche a livello psicologico e motivazionale. I normali schemi di vita, invariati da decenni, sono stati improvvisamene distrutti e la gente, abituata a ricevere tutti i più indispensabili servizi dallo stato e a ripetere la stessa routine lavorativa senza variazioni, si è trovata impotente di fronte ad una trasformazione che rendeva le conoscenze e abilità acquisite, totalmente irrilevanti ed inutili. Più colpiti sono stati i lavoratori delle imprese statali ristrutturate e i contadini, naturalmente insieme alle loro (spesso numerose) famiglie, specialmente se abitanti di zone rurali. Il mercato del lavoro è stato forse quello che ha subito le più profonde trasformazioni. Quattro sono stati i maggiori fenomeni verificatesi durante il periodo di transizione (peraltro non ancora concluso): 1) un sostanziale aumento della disoccupazione e della sua durata; 2) una significativa riduzione nei tassi di occupazione e trasformazioni nel collocamento settoriale della popolazione occupata (spostamento dal settore industriale e agricolo alla fornitura di servizi); 3) una rapida crescita del settore privato e 4) remunerazioni crescenti per livelli educativi più elevati e le competenze professionali più alte. Nei paesi est-europei la riorganizzazione industriale ha fatto sentire i suoi effetti soprattutto sul piano occupazionale, mentre nell’area dell’ex Unione Sovietica l’impatto maggiore si è avuto a livello salariale con retribuzioni ridotte anche del 50%, se non addirittura non pagate per mesi. Attualmente la struttura occupazionale dell’area europea centro- orientale è contraddistinta da un settore agricolo impiegante un eccessivo numero di lavoratori (oltre il 20% degli occupati), da un settore terziario ancora sotto-sviluppato, dominato dal commercio al dettaglio e dalle riparazioni, e da un comparto industriale dove prevalgono le aziende manifatturiere. In generale, gli stati implicati hanno cercato di porre un freno ai crescenti inconvenienti economici e sociali causati dal processo di transizione, ma spesso le politiche adottate si sono rivelate armi a doppio taglio, miopi ed inadeguate, miranti a ridurre le manifestazioni dei fenomeni di povertà e disoccupazione piuttosto che ad estirparne le cause. I paesi dell’Europa centrale si sono principalmente concentrati sulla distribuzione di benefici monetari ai gruppi sociali più colpiti: disoccupati e anziani. I generosi, e spesso non ben calibrati, sussidi di disoccupazione e le prodighe pensioni hanno non solo indotto al ritiro dall’occupazione i lavoratori ormai maturi, ma hanno pure disincentivato la popolazione senza lavoro a ricercarne uno nuovo con tutte le proprie forze. Inoltre, il peso di trasferimenti di tale portata si è fatto sentire non solo sulle casse statali, ma anche sui cittadini occupati, costretti a sopportare elevati livelli di tassazione e ingenti prelievi sui propri salari.
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La microfinanza nei paesi post-comunisti: il caso della Polonia

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Informazioni tesi

  Autore: Paola Caruso
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Simona Beretta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 268

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