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Caratterizzazione chimica e analisi sensoriale della pasta ottenuta dal farro

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6 Le prime due date certe nella storia della pasta in Italia sono: 1154, quando in una sorta di guida turistica ante litteram il geografo arabo Al-Idrin menziona "un cibo di farina in forma di fili", chiamato triyah (dall'arabo itrija, che sopravvive nella lingua moderna e deriva dalla radice tari = umido, fresco), che si confezionava a Palermo e si esportava in botti in tutta la penisola (in Sicilia oggi si trovano ancora la tria bastarda e i vermiceddi di tria; nel Salento la massa e tria e i ciceri e tria; nell'area barese c'è la tridde, diminutivo di tria); e 1279, quando il notaio genovese Ugolino Scarpa redige l'inventario degli oggetti lasciati da un marinaio defunto, tra i quali figura anche una "bariscela plena de macaronis”. Furono gli Arabi del deserto ad essiccare per primi le paste per destinarle ad una lunga conservazione, poiché nelle loro peregrinazioni non avevano sufficiente acqua per confezionare ogni giorno la pasta fresca. Nacquero così dei cilindretti di pasta forati in mezzo per permettere una rapida essiccazione. Il più antico documento è costituito dal libro di cucina di Ibn al Mibrad (IX sec), dove appare un piatto comunissimo tra le tribù beduine e berbere, ancor oggi conosciuto in Siria e in Libano: si tratta della rista, cioè maccheroni essiccati conditi in vario modo, ma soprattutto con lenticchie. Bartolomeo Sacchi, detto Platina, storiografo e prefetto della Biblioteca Vaticana, scrisse nel 1474 un ricettario noto col titolo abbreviato De Honesta Voluptate, in cui si accenna all'essiccazione per conservare la pasta: "Desicata al sole tale vivanda durara per duo et etiam tre anni. Maxime se dil mese

Anteprima della Tesi di Serena Graciotti

Anteprima della tesi: Caratterizzazione chimica e analisi sensoriale della pasta ottenuta dal farro, Pagina 2

Tesi di Laurea

Facoltà: Agraria

Autore: Serena Graciotti Contatta »

Composta da 105 pagine.

 

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