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Indymedia.org: la rete ''intelligente'' del mediattivismo globale?

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12 In realtà, una diffusione propriamente “di massa” del mezzo Internet si è avuta soltanto a partire dal 1993, quando sono stati commercializzati (spesso gratuitamente) i cosiddetti browsers, sistemi di consultazione dei documenti ipertestuali presenti nel Web. Strumenti - come “Mosaic”, “Navigator”, “Explorer” - dotati di un’interfaccia semplice e “amichevole” per l’utente (progetta secondo la logica dell’user friendly), adatta a facilitare la navigazione nel nuovo oceano di informazioni disponibile. Così, per l’enorme diffusione che ha avuto con lo sviluppo del Web, l’ipertesto, è diventato un formato testuale noto e con il quale si è instaurata una discreta familiarità. Il termine hypertext venne coniato nel 1965 4 da Ted Nelson, un ricercatore americano esponente delle embrionali culture informatiche dell’epoca. In una pubblicazione inviata ad una conferenza nazionale della Association for Computing Machinery, Nelson scrisse: “con ipertesto intendo scrittura non sequenziale – un testo che si dirama e consente al lettore di scegliere; qualcosa che si fruisce al meglio su uno schermo interattivo. Così come è comunemente inteso, un ipertesto è una serie di brani di testo tra cui sono definiti dei collegamenti che consentono al lettore diversi percorsi” 5 . Nelson, dotato di molta intraprendenza e fervida immaginazione, dette vita pochissimi anni dopo al progetto Xanadu, ovvero all’«idea di una biblioteca universale virtuale in una grande rete telematica dove ciascuno può pubblicare qualunque cosa, collegando il suo testo a qualunque altro documento attraverso link ipertestuali» 6 . Purtroppo questo progetto, che doveva integrare una moltitudine di documenti appartenenti ad una moltitudine di autori, non portò mai a risultati concreti, alla commercializzazione di qualche prodotto, e venne abbandonato nel 1992 dopo venticinque anni di lavoro. La prima realizzazione di un ipertesto avvenne comunque nel 1987, anno in cui nacque Hypercard, in ambiente Macintosh. 4 Nel 1945 Vannevar Bush, con il progetto Memex, teorizzò, pur non definendolo tale, l’ipertesto. Egli comunque non riuscì mai a realizzare nessun prototipo. 5 T. Nelson, (1992), Literary Machine, Franco Muzzio Editore, Padova, 1992. Tratto da Carrada Luisa, Scrivere per Internet, Lupetti, 2000, pag. 15. 6 Tratto da E. Pedemonte, Personal Media, Bollati Boringhieri, Torino, 1998, pag. 40.

Anteprima della Tesi di Alessandro Scotti

Anteprima della tesi: Indymedia.org: la rete ''intelligente'' del mediattivismo globale?, Pagina 6

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze della Comunicazione

Autore: Alessandro Scotti Contatta »

Composta da 315 pagine.

 

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