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La bancarotta fraudolenta impropria

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12 grado di consentire al debitore una minima libertà di movimento, indispensabile affinché potesse soddisfare i suoi creditori; vennero perciò previsti salvacondotti, moratorie, soppressorie, dilatorie e concordati. Questo complesso regime, volto a disciplinare l’insolvenza e a punire il debitore, era talvolta applicabile ai soli commercianti e talvolta esteso a tutti i cittadini del Comune 19 ; ciò dipendeva da quanta parte della popolazione comunale fosse effettivamente coinvolta nelle vicende mercantili. Laddove, essendo il commercio l’attività principale della maggioranza degli abitanti, il fallimento era previsto per tutti, spesso si introdussero degli inasprimenti nei confronti del ceto commerciale. Gli appartenenti a quest’ultimo, erano tra l’altro tenuti alla compilazione e alla conservazione di libri contabili, la cui assenza o irregolarità facevano presupporre la frode; analoga presunzione derivava dalla fuga. In questo periodo il termine “bancarotta” non stava ancora ad indicare il reato commesso dal fallito, bensì l’insolvenza stessa. Nei confronti del debitore si era affermato un atteggiamento duro e basato su presunzioni, spesso incontestabili, di fraudolenza. Sintetizzava appieno lo spirito delle legislazioni comunali l’opinione di Baldo degli Ubaldi, che intorno alla metà del XIV secolo affermava “est decoctor, ergo fraudator” e anche “falliti dicuntur fraudatores” 20 . Tuttavia, con il trascorrere del tempo, iniziarono ad affermarsi nuove concezioni e nel XVI secolo Benvenuto Stracca operò una fondamentale tripartizione tra gli insolventi, che suddivise in fortuiti, dolosi e colposi 21 . Inoltre, egli sostituì alle presunzioni inconfutabili tipiche del precedente periodo una serie di ipotesi in cui il comportamento del fallito si presumeva fraudolento, ma solo fino a prova contraria. I comportamenti sospetti erano 19 Ad esempio, sia a Milano sia a Firenze potevano fallire solo i mercanti, mentre a Venezia e a Genova la procedura concorsuale risultava applicabile universalmente. 20 Consilia, V, 399 e 482 21 Ovvero “qui fortunae vitio decoquunt”, “qui suo vitio conturbant fortunas et rationes” e “qui partim suo vitio partim fortunae decoxerunt” (Decisiones et tractatus varii de mercatura, 1553, III, 2).
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La bancarotta fraudolenta impropria

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Informazioni tesi

  Autore: Luca Carnino
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Alessandra Rossi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 250

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Parole chiave

decreto legislativo 11 aprile 2002, n. 61
false comunicazioni sociali
falso in bilancio
formazione fittizia del capitale
illecite operazioni sulle azioni o quote sociali
illegale ripartizione degli utili e delle riserve
indebita ripartizione dei beni sociali
indebita ripartizione dei conferimenti
infedeltà patrimoniale
operazioni in pregiudizione dei creditori

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