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San Francesco alla corte del sultano. Fallimento del dialogo interreligioso all'alba del XIII secolo?

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II ascoltarlo anche lo stesso direttore spirituale del sultano, quel mistico sufi Ibrahim Farisi sul cui cippo funerario al Cairo è ricordato l’incontro con il “famoso monaco”. Questa menzione dell’incontro con Francesco sulla lapide funeraria indica che, al di là delle incomprensioni, delle divergenze, delle ostili indifferenze, un segno, nella sensibilità di quel religioso islamico, il passaggio del santo dovette averlo lasciato. E nemmeno troppo superficiale, se si pensa che fu ritenuto significativo al punto di essere registrato sull’ultimo, estremo contatto di quel musulmano con le generazioni superstiti. D’altra parte, il biografo del santo, Tommaso da Celano, così riporta: E una volta a un frate, il quale gli aveva domandato perché mai raccogliesse con tanta diligenza anche gli scritti dei pagani e quelli in cui non era il nome di Dio, rispose: “Figlio mio, perché tutte le lettere possono comporre quel nome santissimo; d’altronde, ogni bene che si trova negli uomini, pagani o no, va riferito a Dio, fonte di qualsiasi bene!” (1 Cel 82) Francesco non era un nostro contemporaneo, né poteva avere una sensibilità di tipo moderno. Ma la sua risposta al confratello dimostra che egli era qualcosa di più: era un mistico. Così, credo che dal suo incontro con il sultano egli seppe cogliere che nei rapporti con i musulmani, più che una predicazione attiva, o un dispiegamento concettuale dei capisaldi dottrinali del Cristianesimo, sarebbe stata assai più comunicativa una disposizione a conoscere e a farsi conoscere scevra da sensi di superiorità, appoggiata a una condotta semplice e sommessa. Al di là dell’apparente insuccesso s’intravede un approccio estremamente innovativo, ispirato all’idea chiave di inserirsi nei differenti contesti socio religiosi per conoscere e far conoscere la propria fede senza clamore, esprimendola più col proprio modo d’essere che non verbalmente. Così, se pure si può ritenere che anche per Francesco, uomo del suo secolo, fosse piuttosto difficile conciliare la coscienza di possedere la rivelazione della vera fede con l’apparente insuccesso religioso, possiamo nondimeno pensare che il santo abbia saputo vedere, in ciò che gli accadde in Egitto, potenziali sviluppi inimmaginabili dai suoi contemporanei e intuire che il suo commiato dal sultano avrebbe potuto non costituire la parola “fine” sui rapporti con l’Islam. Egli infatti tracciò delle direttive di dialogo che

Anteprima della Tesi di Linda Sezzi

Anteprima della tesi: San Francesco alla corte del sultano. Fallimento del dialogo interreligioso all'alba del XIII secolo?, Pagina 2

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Linda Sezzi Contatta »

Composta da 241 pagine.

 

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