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Il grano in Sicilia nei secoli XIII-XV

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12 nella concessione di patrimoni e giurisdizioni a chiese e monasteri, conservando contemporaneamente un vasto patrimonio demaniale. Difficile quantificare l’estensione occupata dai feudi e quale fosse la parte laica e quella ecclesiastica, anche perché in tale ambito esisteva una proprietà allodiale ( libera, franca ) molto frazionata, soprattutto in prossimità del centro abitato, che fu in parte un residuo della libera proprietà preesistente alla istituzione del feudo, e in parte come frutto di concessioni a favore degli immigrati arrivati nell’isola 13 . Molti erano i feudi dei baroni e della chiesa che coprivano buona parte dell’isola e molti dei quali erano gravati da usi civici 14 , come il diritto di semina e il diritto di pascolo a favore delle popolazioni vicine che ne necessitavano per il sostentamento. Questi diritti erano compensati con il pagamento di canoni in natura verso i concedenti. Nello stesso periodo si intensificarono anche i contrasti per gli usi civici, soprattutto quello di pascolo, reso sempre più difficile dai possessori dei terreni, che spesso erano anche usurpatori di terre comuni 15 . Laddove vi era la presenza di feudi laici ed ecclesiastici la popolazione era privata definitivamente della possibilità di esercitare i due più comuni usi civici: diritto di semina e diritto di pascolo. Tali diritti furono sempre possibili, ma non furono più gratuiti. 13 Peri I., Il villanaggio in Sicilia, Palermo, 1965, pag. 88. 14 L’origine degli usi civici fu anteriore alla conquista normanna dell’isola, ma talora essi furono costituiti o incrementati in epoche successive, da parte dei sovrani e anche degli stessi feudatari in occasione della fondazione di nuovi centri rurali. Laddove preesistevano alla nascita del sistema feudale, non era raro che i feudatari cercassero in tutti i modi di ridurli o limitarne la diffusione, anche a costo di lunghe contese con le popolazioni. La lotta assumeva toni più aspri nei comuni demaniali, dove l’esercizio degli usi civici spesso interessava l’intero territorio ed era fortemente contrastato dai possessori dei terreni su cui gravavano: feudatari laici ed ecclesiastici. Sorrenti L., Il patrimonio fondiario in Sicilia, gestione delle terre e i contratti agrari nel XII-XV secolo, Milano, 1984, pag. 55. 15 In epoca successiva si verificarono fattori di contrasto che portarono i proprietari terrieri, spinti dalle necessità finanziarie, a trasformare i beni demaniali in beni patrimoniali cedendo in affitto l’uso del pascolo a un affittuario, spesso esponente del gruppo dirigente locale, che ne consentiva l’esercizio alla popolazione in determinati periodi dell’anno e a pagamento. Cancila O., Economia della Sicilia, Aspetti storici, Milano, 1992, pag .80.

Anteprima della Tesi di Domenico Ferraro

Anteprima della tesi: Il grano in Sicilia nei secoli XIII-XV, Pagina 12

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Domenico Ferraro Contatta »

Composta da 179 pagine.

 

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