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I riti funebri nelle popolazioni eschimesi e sarda

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7 età, evitando che deponesse un uovo e lo covasse dando vita ad un demonio. La base di queste due ultime credenze era dovuta al sovvertimento del pericolo dei ruoli maschile-femminile (gallo-gallina). Se le galline di un pollaio strepitavano, per spavento durante la notte, e al mattino se ne ritrovava qualcuna morta, si credeva che le anime avessero preferito uccidere l’animale piuttosto che le persone per quella notte. Elemento di mistero per eccellenza era il cielo e anche ai corpi celesti o ai fenomeni atmosferici veniva attribuito un elemento premonitore Annota Spano(1852; pg. 46) “Sa luna est affacca ad s’isteddu, nomine que bocchint, o cosa que succedit” (la luna è vicina alla stella, uomo ammazzano o disgrazia succede). Riporta Cabiddu(1965;pg. 198) che, nel meridione dell’isola, vedere due stelle vicine era presagio di morte. Deledda(1895) scrive che una stella vicinissima alla luna è l’annunzio di un eccidio o di una pubblica calamità e che le comete e l’eclissi sono ritenute di malaugurio, addirittura annunciano l’ira di Dio o il vicino finimondo. I lampi e i tuoni , gli ultimi temuti più dei primi, sono ugualmente espressione dell’ira di Dio. Il chiarore giallastro delle notti di luna annuvolate è interpretato come il sole dei morti. 1.1.3 Espressioni del defunto: per facilitare il sonno al defunto era necessario chiudergli gli occhi facendo attenzione che non rimanessero socchiusi perché questo veniva interpretato come un presagio di morte per chi andava a rendergli omaggio. Nel mio paese Ploaghe, zona Logudoro, si dice che se un morto ha un occhio socchiuso “si che trazzaìada calicunu”(trascinava con sé qualcuno).

Anteprima della Tesi di Cecilia Manca

Anteprima della tesi: I riti funebri nelle popolazioni eschimesi e sarda, Pagina 9

Tesi di Laurea

Facoltà: Lingue e Letterature Straniere

Autore: Cecilia Manca Contatta »

Composta da 111 pagine.

 

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