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La Biennale di Dakar

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Dak’Art e l’arte contemporanea africana 8 L’esposizione Magiciens de la Terre fu organizzata nel 1989 da Jean-Hubert Martin, che radunò opere dai cinque continenti, mescolando artisti di fama internazionale con artisti scoperti dai suoi collaboratori. In pratica gli assistenti di Martin (tra i quali André Magnin) – facendosi consigliare da antropologi ed etnografi – se ne andarono a spasso per gli Stati più remoti della terra a caccia di talenti, ovvero di “maghi”. Trovarono una pittrice di case del Botswana, un eccentrico costruttore di bare, dei fantasiosi pittori… e portarono tutti in mostra a Parigi, nel prestigioso centro Pompidou. La mostra fece esplodere una miriade di critiche, aprì un nuovo mercato e si rivelò un ottimo annaffiatoio: tutti i piccoli semi dell’arte contemporanea africana che erano già stati piantati in passato, cominciarono a crescere, per dichiarare che non erano per niente d’accordo con la visione dell’esposizione. La mostra sollevava infatti alcune questioni centrali: erano solo questi gli artisti dell’Africa? Per essere un artista africano bisognava per forza vivere in una capanna ed essere “scoperto” o si poteva vivere in città e magari collaborare con una galleria di New York? Era necessario che fosse l’Occidente a promuovere l’arte africana o ci poteva pensare l’Africa? E soprattutto, perché Magiciens de la Terre sembrava essere la sola e prima mostra d’arte contemporanea non-occidentale, quando da tempo degli artisti africani già esistevano ed esponevano? 25 Per rispondere a queste domande e per proporre visioni diverse da quella presentata in Magiciens de la Terre, aumentarono le riviste (tra le quali la francese “Revue Noire”, la statunitense “NKA” e la spagnola “Atlantica”) 26 e si moltiplicarono le esposizioni in Occidente ed in Africa. In Africa in particolare furono organizzate delle nuove Biennali, che si aggiunsero a quella del Cairo: la Biennale di Dakar dal 1992, quella di Johannesburg in Sudafrica (con solo due edizioni nel 1995 e nel 1997) 27 e quella della fotografia africana in Mali dal 1994 28 ; il Festival del Cinema Africano (FESPACO 29 ) del Burkina Faso dal 1972 e il Salone dell’Artigianato (SIAO 30 ) dal 1988, il Mercato della Spettacolo Africano (MASA 31 ) della Costa d’Avorio dal 1993 e, dal 1995, gli incontri della coreografia a Luanda e poi ad Antananarivo 32 . Oggi in Africa esistono musei, gallerie d’arte e progetti per artisti; le infrastrutture e le capacità di promozione internazionale di queste istituzioni sono meno sviluppate che in Occidente, ma il panorama è comunque sempre più ricco 33 . 25 Cfr. paragrafo successivo. 26 Cfr. paragrafi successivi. 27 Cfr. paragrafo La critica d’arte africana. 28 I Rencontres Internationales de la Photographie Africaine (nel 2003 alla V edizione) sono in particolare sostenuti dall’AFAA e da Afrique en Création, due organizzazioni del Ministero degli Esteri francese. 29 Il Festival Panafricain du Cinéma de Ouagadougo (FESPACO) nel 2004 sarà alla sua XIX edizione. 30 Salon International de l’Artisanat de Ouagadougo (SIAO). 31 Il Marché des Arts du Spectacle Africain (MASA) è in particolare sostenuto dall’Agenzia della Francofonia. 32 I Rencontres Chorégraphiques de l’Afrique et de l’Océan Indien – finanziati soprattutto dal Ministero degli Esteri francese attraverso l’AFAA e Afrique en Création – ebbero luogo per la prima volta a Luanda (Angola) nel 1995; la loro terza edizione del 1999 fu trasferita ad Antananarivo (Madagascar). La quinta edizione si è svolta ad Antananarivo nel 2003. 33 Nicole Guez, Art africain contemporain – Guide, Editions Dialogue Entre Cultures, Paris, 1992.
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La Biennale di Dakar

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Informazioni tesi

  Autore: Maria Iolanda Pensa
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere moderne
  Relatore: Luciano Caramel
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 252

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Parole chiave

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arte contemporanea africana
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