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La Biennale di Dakar

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Dak’Art e l’arte contemporanea africana 1 I. Dak’Art e l’arte contemporanea africana La Biennale di Dakar è un ottimo punto d’osservazione per comprendere alcuni meccanismi dell’arte contemporanea africana. Fin dalla sua prima edizione Dak’Art fu un luogo d’incontro internazionale: nel 1992 le esposizioni rivolsero essenzialmente l’attenzione all’Occidente 1 , mentre dal 1996 gli sforzi degli organizzatori si concentrarono nell’arricchire i collegamenti tra gli artisti e gli operatori del settore africano e nell’inserirli all’interno del circuito mondiale dell’arte. La Biennale di Dakar ha oggi un’esperienza di quattro edizioni consacrate all’arte contemporanea africana, con la partecipazione di un vasto numero di artisti e con il coinvolgimento di critici, curatori e galleristi internazionali; Dak’Art ha inoltre la particolarità di presentare un panorama dell’arte contemporanea africana estremamente eterogeneo, grazie alla diversità delle sue mostre ufficiali e grazie al vivace contributo delle esposizioni parallele. 1 Occidente è un termine molto usato dalla critica d’arte contemporanea africana; con Occidente si indicano tutti i paesi cosiddetti “sviluppati”, in contrasto con i paesi cosiddetti “in via di sviluppo”. Un termine adottato da Okwui Enwezor e Olu Oguibe per suddividere la geografia del mondo è anche G7 (che oggi andrebbe attualizzato in G8): l’espressione è particolarmente ricca, siccome si riferisce alla situazione socio-politica e ai dibattiti che gli incontri del G8 stanno generando, ma per la connotazione negativa che potrebbe esprimere si è preferito non adottarla (Okwei Enwezor e Olu Oguibe, Introduction in Reading the Contemporary. African Art from Theory to the Marketplace, (a cura di) Olu Oguibe e Okwui Enwenzor, Institute of International Visual Arts (inIVA) e MIT Press, London, 1999, p. 9).

Anteprima della Tesi di Maria Iolanda Pensa

Anteprima della tesi: La Biennale di Dakar, Pagina 6

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Maria Iolanda Pensa Contatta »

Composta da 252 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.