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La Biennale di Dakar

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Dak’Art e l’arte contemporanea africana 3 continenti diversi. Queste piattaforme offrirono un’ampia immagine dell’arte mondiale, spostandosi e dimostrando che l’Occidente non è l’unico centro, ma ne esistono tanti 4 . Anche la 50° Biennale di Venezia presentò nel 2003 artisti africani o di origine africana; il direttore Francesco Bonami coordinò infatti la mostra internazionale di Venezia affidando a più curatori la realizzazione di diverse esposizioni e tra queste anche Fault Lines/Smottamenti 5 di artisti africani e di origine africana, organizzata da Gilane Tawadros in cooperazione con il Forum for African Arts; anche altri artisti africani furono invitati alla Biennale del 2003 6 all’intero delle mostre internazionali o dei padiglioni: oltre all’Egitto 7 , anche il Kenya 8 allestì uno spazio e l’Olanda espose opere di artisti residenti nel paese ma di varie origini e nazionalità 9 ; gli Stati Uniti e la Gran Bretagna organizzarono invece le personali di Fred Wilson (1954) e Chris Ofili (1968), entrambi di origine africana. Il cambiamento di tendenza diventa più chiaro confrontando questi eventi con le loro precedenti edizioni: il numero di artisti africani o di origine africana è infatti aumentato in modo estremamente significativo e, col tempo, le loro opere sono state svincolate dalle mostre esclusivamente nazionali. Il cambiamento appare evidente osservando le diverse edizioni di Documenta di Kassel e della Biennale di Venezia: il numero degli artisti africani che attualmente hanno accesso a queste importanti vetrine è aumentato in modo estremamente significativo rispetto al passato. Documenta IX del 1992 fu diretta da Jan Hoet e offrì una selezione soltanto delle sculture di Ousmane Sow (1935, Senegal) e di Mo Edoga (Nigeria/Germania); Documenta X del 1997 – curata da Catherine David – espose all’ultimo momento 10 i video di Oladélé Ajiboyé Bamgboyé (1963, Nigeria) e di William Kentridge (1955, 4 Documenta XI ha presentato cinque Platform, di cui l’ultima era la mostra centrale di Kassel, che si è svolta dall’8 giugno al 15 settembre 2002. Le altre piattaforme erano intitolate Democracy Unrealized (Vienna 15/03-20/04/2001; Berlino 09-30/10/2001), Experiments with Truth: Transitional Justice and the Processes of Truth and Reconciliation (Nuova Delhi 07-21/05/2001), Créolité and Creolization (Isola dei Caraibi Santa Lucia 12-16/01/2002) e Under Siege: Four African Cities Freetown, Johannesburg, Kinshasa, Lagos (Lagos 15-21/03/2002). 5 Fault Lines/Smottamenti presentò gli artisti Laylah Ali (1968, Stati Uniti), Kader Attia (1970, Francia), Samta Benyahia (1949, Algeria/Francia), Zarina Bhimji (1963, Uganda/Germania/Gran Bretagna), Frank Bowling (1936, Guyana/Gran Bretagna/Stati Uniti), Clifford Charles (1965, Sudafrica), Pitzo Chinzima (1972, Sudafrica), Rotimi Fani-Kayode (1955-1992, Nigeria), Velista Gwintsa (1968, Sudafrica), Mashekwa Langa (1975, Sudafrica/Olanda), Salem Mekuria (1947, Etiopia/Stati Uniti), Sabah Naim (1967, Egitto), Moataz Nasr (1961, Egitto) e Wael Shawky (1971, Egitto). 6 Tra gli altri Abdel Abdessemed (1971, Algeria/Germania), Marlene Dumas (1953, Sudafrica/Olanda), Hassan Fathy (1900-1989, Egitto), Chris Ledochowksi (1956, Sudafrica), Antonio Ole (1951, Angola) e Muyiwa Osifuye (1960, Nigeria). 7 Artista: Ahmed Nawar (1945), commissario Mostafa Abdel-Moity. 8 Artisti: Richard Onyango (1960) e Armando Tanzini (1943), commissario: Ugo Simonetti e commissario aggiunto: Nanda Vigo. 9 Tra i quali Meschac Gaba (1961, Benin/Olanda). 10 Salah Hassan e Olu Oguibe raccontano che la decisione di Catherine David fu presa all’ultimo momento (Salah Hassan e Olu Oguibe, Preface in Authentic/Ex-Centric, a cura di Salah Hassan e Olu Oguibe, Forum For African Arts, Ithaca (NY), 2001, p. 8).

Anteprima della Tesi di Maria Iolanda Pensa

Anteprima della tesi: La Biennale di Dakar, Pagina 8

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Maria Iolanda Pensa Contatta »

Composta da 252 pagine.

 

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