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Il teatro di Samuel Beckett e Abe Kobo

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16 Solitamente alla fine sopraggiunge qualcuno o qualcosa a cambiare la situazione, sebbene non si trattasse del personaggio che i protagonisti pensavano o speravano che fosse. Ma Beckett, ben consapevole del fatto che “all theatre is waiting,” 16 ha voluto preservare un particolare tipo di tensione drammatica, basandosi su una perenne antitesi tra l’incombere della noia ed il cercare di evitarla. L’attesa è la vera protagonista dell’opera: inizialmente infatti, Beckett aveva pensato di chiamare l’opera semplicemente En attendant al fine di deviare l’attenzione del lettore-spettatore dal non-personaggio Godot e di sottolineare l’attesa come unica attività possibile nel suo mondo, un mondo in cui si sa già dall’inizio che, come dice Estragon, “Nothing to be done.” 17 Il titolo reca con sé un enorme negatività. Se cerchiamo su un qualsiasi dizionario il significato dalla parola “waiting”, troviamo “to hold oneself ready for an arrival or an occurrence”, ma fino alla fine né l’arrivo né alcun tipo di avvenimento si verificano, e se l’attesa implica l’assenza dell’atteso, anch’essa è misteriosamente assente. 16 intervista a James Knowlson, 1974, in Knowlson , James, Damned to fame, London 1996 17 Beckett, Samuel, op. cit., p. 11

Anteprima della Tesi di Alessia Novara

Anteprima della tesi: Il teatro di Samuel Beckett e Abe Kobo, Pagina 12

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Alessia Novara Contatta »

Composta da 299 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.