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La mistica nuda della scena. Roger Vitrac: un uomo di teatro

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11 Il carattere scopertamente autobiografico dell’opera 9 ci consente di utilizzare tali esternazioni come deliberate confessioni. Preziose alleate nella comprensione di come l’autore vede se stesso ed il mondo da cui proviene. Alla luce di questo e nel rispetto di quanto ha voluto invece tenerci celato, 10 proseguiamo la narrazione giungendo nella città di Souillac, collocata sulle rive del fiume Dordogne. La famiglia Vitrac vi si stabilisce quando Roger ha circa dieci anni, nel pieno della Belle Époque. La dimora scelta è una graziosa abitazione di un quartiere aristocratico. Pur se ridotto rispetto a Pinsac, non viene meno il legame con la natura. Giacinti, giunchiglie, allodole e calabroni continuano ad alimentare la fantasia del bambino. Souillac, le milieu souillagais, ah, la belle époque! Chez moi, c’était au-dessus de la Société Générale, entre la marchande de porcelaine et le Grand Café. La maison était charmante: trois balcons sur le devant, une terrasse, un pavillon, un jardin, une vigne remontant jusqu’à l’allée de buis, sur le derrière. Des jacinthes au printemps, des jonquilles, des frelons, des lilas l’été. L’hiver, la neige, les alouettes. L’automne, rien: l’école. 11 Tre luoghi della città catturano subito la sua attenzione: il negozio di porcellane, il Grand Café e la farmacia. Tre universi a se stanti governati da leggi proprie, nei cui misteri inizia ad introdursi. Il negozio di porcellane custodisce curiose statuette dalla testa mobile in ceramica di Limoges. Osservandole Roger apprende le vicende storiche cui sono ispirate ed i meccanismi segreti del movimento. Brocche dalla testa di maiale o di Zar filtrano l’acqua delle fontanelle e provocano lo stupore in chi ancora non conosce il comune utilizzo dell’acqua corrente. Un grosso orologio veglia sul silenzio del corridoio, le sue lancette scricchiolano ipnotizzando chi è capace di lasciarsi sedurre dal loro tintinnio. «Le temps passait et j’étais sage» appagato da quei momenti di calma fissità. 9 «En tête, on a pu lire ce nom: Marius. C’est le titre. Et pour la première fois, je l’aurai trouvé avant le mot: fin. C’est dire que Marius sera métaphysiquement la fin d’un livre dont je serai le centre. […] C’est bien possible que le patronyme de Marius, qui commence par un V et se termine par un C, les autres lettres étant dans l’ordre itra, laisse croire qu’elle puisse être établie, et que, Marius et moi, nous soyons des cousins éloignés» scrive Vitrac nel suddetto frammento. 10 In questo fedeli al motto di Vitrac secondo cui «l’honnêteté exige une certaine forme de l’oubli qu’on pourrait appeler la discrétion». 11 Roger Vitrac, “Marius”, Bifur, n.5, avril 1930, in Le Voyage Oublié, cit., p.67

Anteprima della Tesi di Simona Montini

Anteprima della tesi: La mistica nuda della scena. Roger Vitrac: un uomo di teatro, Pagina 11

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Simona Montini Contatta »

Composta da 403 pagine.

 

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