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La mistica nuda della scena. Roger Vitrac: un uomo di teatro

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3 Indagare il clima che allora si respirava mi è parso aiutasse ad afferrare un pensiero che «comme une tempête passe au-dessus des mots». Nel terzo capitolo mi sono chiesta cosa significò per Vitrac l’allontanamento dal surrealismo e quali furono le cause che lo scatenarono. Percorrendo i passaggi di un contrasto, ho finito per imbattermi nella cronaca di un fenomeno collettivo fatto di manifesti, appelli e documenti di varia natura. La speranza condivisa di un cambiamento della società e dell’uomo, la volontà di negare i principi di un potere opprimente si scontravano con la dimensione dei rapporti personali. Quando i conflitti si facevano insormontabili i disaccordi teorici sfociavano in tutta la loro forza, alimentando opposizioni e prese di distanza spesso violente. La breve parentesi sul senso dell’amore è giustificata dal carattere di suprema rivelazione di cui si fa portatrice tale emozione nel pensiero surrealista. Divorante ragione di vivere, si colloca nel dominio dell’estasi e del meraviglioso. Il culto quasi sacrale della donna amata incarna valori universali e trascendenti, evocando l’auspicata rigenerazione del mondo. Vitrac condivide il valore di un sentimento che si spinge ben oltre la semplice emozione erotica, e riflette sugli amori della propria vita alla luce di ben più vaste preoccupazioni. Dopo aver esaminato l’idea di teatro disciolta in una scrittura che in apparenza sembra parlare d’altro, mi sono volta alle opere teatrali. Emergeva la difficoltà di tradurre molti dei testi presentati in termini discorsivi. La consequenzialità necessaria alla narrazione urtava la giustapposizione paratattica delle immagini scaturite da una visione. Nello stesso modo il racconto mattutino dei sogni li rende diversi da come sono stati, privandoli della loro forza. Ho cercato di restituire il senso, l’allure che affiora dalle pagine senza la pretesa di descriverli, ma con la speranza di mostrarne almeno la potenza evocativa e la violenza delle forme. Escludendo gli opuscoli del Théâtre Alfred Jarry, scritti in collaborazione con Artaud, Vitrac non ha mai elaborato teorie teatrali esplicite, preferendo affidare alla voce delle sole opere il compito di tracciare il disegno dei propri progetti. Per questo diventava importante procedere ad una loro compiuta disamina, in grado di mostrarne l’evoluzione lungo il corso degli anni. Per le notizie di carattere più squisitamente biografico rimando all’imponente opera di Henri Béhar Roger Vitrac. Un réprouvé du surréalisme uscita presso Nizet nel 1966 e purtroppo mai tradotta in lingua italiana. Sapiente assemblaggio di conoscenze derivanti

Anteprima della Tesi di Simona Montini

Anteprima della tesi: La mistica nuda della scena. Roger Vitrac: un uomo di teatro, Pagina 3

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Simona Montini Contatta »

Composta da 403 pagine.

 

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