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Il principio nominalistico nelle obbligazioni pecuniarie

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13 rilevanza il solo valore nominale impresso su di essi, non potendo quindi il creditore rifiutare il pagamento nominalmente esatto, per motivi ad esempio relativi al valore intrinseco degli strumenti utilizzati. Problema diverso sarebbe invece quello che riguarda la quantità della somma da offrire in pagamento, che si pone anch’esso al momento dell’estinzione del debito, ma trova la sua “origine” al momento del nascere del rapporto obbligatorio, e solo se vi è un lasso di tempo tra la costituzione del debito e la sua estinzione, escludendosi dunque la sua sussistenza nel caso di contratto con pagamento a contanti 17 . In questo lasso di tempo è infatti possibile che la moneta subisca una perdita del proprio valore reale (c.d. potere d’acquisto) pur mantenendo inalterato il proprio valore nominale. E’ in relazione a questo aspetto che nel nostro ordinamento si ritiene vigente il principio nominalistico, in base al quale il debitore si libera dal proprio debito con una quantità di moneta corrispondente a quella nominalmente dovuta a prescindere dalle variazioni del suo potere d’acquisto. Tale principio dunque, a differenza del principio del potere liberatorio della moneta per il suo valore nominale, riguarda la determinazione della quantità di denaro da offrire in pagamento, e non quello della qualità dei mezzi di pagamento. 17 Cfr. T. Ascarelli, Le obbligazioni pecuniarie, in Commentario del codice civile a cura di Scialoja A. e Branca G., Libro quarto. Delle obbligazioni, Bologna, 1963, sub artt. 1277-1284, 176.

Anteprima della Tesi di Martino Colombo

Anteprima della tesi: Il principio nominalistico nelle obbligazioni pecuniarie, Pagina 13

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Martino Colombo Contatta »

Composta da 189 pagine.

 

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