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Rileggere la II Guerra Mondiale: Joseph Heller e Kurt Vonnegut

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7 La guerra come cronòtopo letterario. E’ evidente che il rapporto fra letteratura e guerra cambia a seconda dei generi e delle forme adottate, ma anche a seconda delle interpretazioni che nei vari periodi storici sono state date della natura e della funzione dell’azione bellica. La narrativa è sembrata molto sensibile alla ricezione delle istanze religiose e politiche, ma ha poi sancito, specie con l’epica, una serie di valori modellizzanti, ad esempio, quelli dell’eroismo. Questi valori hanno rappresentato un elemento di continuità circa fino al Settecento, quando le società nobiliari furono messe in crisi dall’Illuminismo. Non a caso, molti philosophes, primo fra tutti Voltaire, contribuirono a demistificare le ragioni sante o nobili delle guerre tra sovrani assoluti, e aprirono la strada alla lotta fra ceti sociali, culminata non solo nella Rivoluzione francese del 1789, ma anche e soprattutto nella battaglia di Valmy (1792), quando un esercito di “straccioni” rivoluzionari sconfisse le armate degli imperi centrali che volevano restaurare la monarchia in Francia. 7 Da quel momento, per la forma narrativa ormai dominante, il romanzo, la guerra costituì il cronòtopo (termine usato dal critico russo Michail Bachtin, per indicare un preciso “tempo-spazio”, ossia un “luogo dotato di tempo”) 8 di un’esperienza singolare e personale, e quindi una parte fondamentale dell’educazione dei personaggi (e perciò dei lettori), specie quando essi combattono in battaglie che fanno la storia. Ma forse, è preferibile parlare di guerra come tema ricorrente che prende forma in una serie di cronòtopi narrativi diversi, cioè di spazi e tempi costruiti narrativamente. Senza dubbio, la guerra ha dato origine ad un genere letterario ben distinto, in cui la guerra è la matrice, ciò che costituisce il contesto generale per l’azione particolare; è la metafora per la condizione umana, come nei romanzi di Hemingway e Anton Myrer; è parte dell’esperienza di vita o, come in Der Zauberberg di Thomas Mann (1924), è un’esperienza formativa. E in alcune opere, in cui il tema della violenza è strettamente legato alla sessualità, la guerra diventa l’estrema degradazione dell’umanità, come in Walk on the Water di Ralph Leveridge e in The End of It di Mitchell Goodman. 7 Casadei, Alberto, op. cit., pag. 23-24. 8 Citato in Casadei, Alberto, op. cit., pag. 24.

Anteprima della Tesi di Cristina Marozzi

Anteprima della tesi: Rileggere la II Guerra Mondiale: Joseph Heller e Kurt Vonnegut, Pagina 4

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Cristina Marozzi Contatta »

Composta da 271 pagine.

 

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